Livorno - Ancora 48 ore da vivere con il groppo in gola, nel timore che quello che ha tutta l’aria di essere un bel giocattolo possa essere sfasciato. Stiamo ovviamente parlando delle ore che mancano alle 19 di venerdì 31 agosto, vale a dire alla conclusione della sessione estiva del calciomercato. La paura è quella di rivivere lo stesso film di qualche anno fa, quando la cessione di Diamanti al West Ham buttò all’aria il progetto di squadra basata sul tridente che insieme ad Alino da Prato prevedeva anche Tavano e Lucarelli. E poi sappiamo come è andata a finire…Adesso siamo ad augurarci che le sirene provenienti da Roma, da Genova sponda Samp, o più probabilmente da Pescara e da Bergamo, non ci portino via Paulinho, l’uomo-cardine del trio d’attacco completato da Dionisi e Siligardi che tanto bene ha fatto a Castellammare di Stabia e che potenzialmente in serie B è in grado di fare sfracelli spesso e ovunque. La storia di Paulinho sembra quella del brutto anatroccolo che si trasforma in uno splendido cigno: per anni, infatti, è stato un autentico oggetto misterioso, poi la scorsa stagione il suo ritorno a Livorno è stato visto con diffidenza se non addirittura con avversione, adesso abbiamo il terrore che ce lo portino via. E sentire che potrebbe essere sostituito da gente come Bernacci o Plasmati fa ancora più paura, perché sono giocatori che, a prescindere dal loro valore, sconquasserebbero l’impianto tattico sul quale mister Nicola ha lavorato sin dal primo giorno di ritiro. Perché il Pau è uno che viene a prendersi la palla a metà campo, la protegge come pochi in serie B sanno fare, la smista con sapienza ed aiuta la squadra a salire. Forse sotto porta gli manca ancora il killer-istinct, ma siamo convinti che sotto questo aspetto può ancora crescere molto e comunque la scorsa stagione ha segnato 13 gol e distribuito diversi assist, pezzo forte del suo repertorio come confermato anche sabato scorso contro la Juve Stabia in occasione delle reti di Salviato e Dionisi. Se sostituirlo sarebbe in ogni caso un problema, ancor meno si può pensare di farlo con un tipo di giocatore (come Bernacci o Plasmati, appunto) che staziona in area di rigore ad aspettare che arrivi la palla giusta. Naturalmente l’acquisto di un attaccante con queste caratteristiche andrebbe invece benissimo se Paulinho non fosse ceduto, perché completerebbe il reparto offensivo amaranto dotandolo di un elemento utile soprattutto nelle partite dove non si riesce a sbloccare il risultato o dove ci fosse necessità di recuperarlo. Non dimentichiamoci che il Livorno di quest’anno manca apparentemente di un vero regista (a meno che il giovane greco Gentsoglou confermi tutto il bene che si dice di lui) e senza un attaccante di movimento là davanti diventerebbe ancora più complicato riuscire a  scardinare le difese avversarie, soprattutto nelle partite casalinghe. Proprio quelle nelle quali il Livorno è chiamato ad innalzare il proprio rendimento ed a fare un deciso salto di qualità, visto che nelle ultime due stagioni all’Armando Picchi 13 volte ha vinto, in altrettante occasioni ha pareggiato e ben 16 volte ha perso. Numeri da tenere ben presenti in queste ultime calde ore di mercato, per non smorzare sul nascere le ambizioni e spegnere il fuoco dell’entusiasmo della piazza prima ancora che possa prendere vigore.

Sezione: Editoriale / Data: Mer 29 agosto 2012 alle 17:39
Autore: Claudio Marchini
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