Livorno – Si dice che quando si è toccato il fondo non si può che risalire. A volte però capita di cominciare a scavare. Ecco, parafrasando le parole di un celebre massima dell'indimenticato Roberto Freak Antoni, il senso della trasferta abruzzese di fine anno degli amaranto. Capire se l'umiliante sconfitta natalizia contro l'Ascoli è stata davvero il punto più basso. Davvero si può fare peggio di così? La Nord, che durante il match con i bianconeri ha virtualmente consegnato alla squadra “pala e piccone” ha probabilmente già dato una risposta eloquente a questo interrogativo. Ai giocatori e al loro amor proprio il compito di smentire questa funesta previsione.
Domani gli amaranto fanno visita a una delle poche squadre rimaste alle spalle, la penultima in classifica per la precisione, ma questo ormai conta davvero poco. Anche l'Ascoli, peraltro falcidiato dalle squalifiche, aveva una classifica più che deficitaria e in trasferta sfoderava un ruolino di marcia da film horror. Eppure gli orrori in campo li abbiamo combinati tutti noi. Del resto dopo aver resuscitato praticamente tutte le squadre del campionato cadetto perché il Lanciano non dovrebbe crederci?
Mutti per la sfida del “Biondi” ritrova Comi squalificato ma per una volta ci sembra davvero superfluo parlare di 442, 433, uomini e disposizioni tattiche. Tutte cose fondamentali, ci mancherebbe, ma fine a se stesse se mancano volontà, coraggio e gambe. Senza di quelle non vai da nessuna parte. E il Livorno le ha smarrite da tempo. Qualche volte sembrava sulla via giusta per ritrovarle (l'immeritata sconfitta col Novara, la bella prestazione sfoderata contro il Cagliari, il primo tempo di Perugia) ma la sfortuna, che quando le cose vanno male sembra accanirsi, è arrivata proprio nei momenti cruciali, quelli che potevano segnare una svolta. E allora ecco la rassegnazione, non aver più voglia di lottare, non crederci più insomma. Perché con l'Ascoli questo ha fatto male: l'aver gettato la spugna prima di scendere in campo e l'assenza di reazione quando c'era ancora tutta una partita da giocare. I pochi presenti sui gradoni d'Ardenza, davvero innamorati della maglia amaranto nella buona e nella cattiva sorte, si sono sentiti traditi.
Dopo aver “regalato” un Natale nerissimo ai suoi tifosi il Livorno ha l'obbligo morale di provare almeno a consegnare loro un minimo di serenità per Capodanno. Mollare subito “pala e piccone” e cominciare a risalire. Con le unghie e con i denti.
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