Livorno - Pubblichiamo e condividiamo la lettera aperta che il Coordinamento Club Livorno, dopo le recenti vicende riguardanti la società, ha scritto al Livorno Calcio: "Le ultime vicende societarie non possono che lasciare l’amaro in bocca a tutti gli sportivi che tifano per il Livorno. Naturalmente sono a fianco dei dipendenti sia per la conoscenza e la stima che ho per loro sia per cultura politica. Personalmente e con il Consiglio ed i consiglieri del CCL abbiamo percorso la strada della conoscenza del problema, chiedendo incontri congiunti e separati con le parti in campo: sindaco, presidente, società. Mentre l’incontro con l’Amm.ne comunale c’è stato ma in soldoni non ha portato ad alcun risultato, parlando naturalmente della cessione societaria, non abbiamo avuto alcun riscontro da parte del Presidente, mentre la società è sembrata prigioniera di situazioni che sono esclusivamente nella mente del Presidente. La situazione sta veramente degenerando, non tanto per la conclusione di un ciclo che, come per tutte le cose, è inevitabile, ma per come questa si stia concretizzando. Domande, anche banali, affiorano: perché una società come il Livorno, senza debiti, senza apparenti problemi, non è appetibile sul mercato mentre altre società praticamente già fallite riscuotono interessi? Il mondo del calcio, anzi, della finanza del calcio è incomprensibile … o quasi. Certo è che sempre più la finanza surclassa il mero fatto sportivo, deduzione anche troppo ovvia. Analizzando la situazione che si è creata si può dire che il Presidente, ovviamente ed in linea con la sua condotta integerrima nei confronti dei “conti”, non sia assolutamente propenso a dare al primo avventuriero di turno, che si trovi a passare da queste parti, la sua società. Oltretutto col pensiero di esserne responsabile per due anni (incauta vendita). D’altra parte non possiamo neppure pensare che lo Spinelli imprenditore non conosca qualcuno in grado di assumersi l’onere di rilevare e mantenere una squadra di calcio. Tutto questo però non può esimere il Presidente da portare rispetto ai tifosi ed alla città; la società è indubbiamente sua ma la maglia e la storia sono degli sportivi e non possono in alcun modo esser messe alla berlina. Lo scenario di una non vendita, con conseguente riduzione ai minimi termini dell’attività sportiva, è praticamente la morte del calcio amaranto, uno schiaffo ai 102 anni della sua gloriosa storia. Il problema è da ricercare anche nella città: Livorno non è più un’entità appetibile dal punto di vista di investimenti, è una realtà ingessata, in calo su molteplici fronti, con alcune realtà di possibili interessi già “occupate”. Non credo che l’affaire “ristrutturazione pesante dello stadio” sia una soluzione che soddisfi appieno chi potrebbe essere interessato. A fronte di introiti diluiti in uno spazio temporale lungo ci sarebbero notevoli esborsi, praticamente istantanei, sia per i lavori che per la gestione della società calcio che sarebbe rilevata. Dunque andrebbero trovate soluzioni diverse, magari coinvolgendo le altre zone sportive, limitrofe allo stadio. Personalmente sono più propenso ad un vero stadio nuovo, costruito con un intorno di aree libere da poter far sfruttare in maniera più complessa e diversificata. A proposito d’interessamento sarebbe anche giunto il momento di conoscere chi si è avvicinato a Sindaco e Presidente e perché le eventuali trattative si sono arenate; discorsi ne sono stati fatti tanti e da troppo tempo: sarebbe l’ora di vedere qualche atto concreto. Parlavo di questa mia Livorno che pare estraniarsi da molti dei problemi che la stanno affliggendo, siamo abulici, rassegnati, tutto sembra accadere per fatalità. Questa città deve risvegliarsi, ritrovare lo spirito storico dei livornesi: lotta, lungimiranza, generosità. Senza dubbio gli eventi sportivi possono sembrare poca cosa rispetto a temi ben più urgenti e importanti ma anch’essi si collocano nella vita di una comunità, nel novero delle attività che caratterizzano una città. Cosa aspettare? Il bresciano, genovese, milanese, romano o cinese di turno? Non sarebbe l’ora di rimboccarci le maniche e riprendersi quello che poi è nostro, che fa parte della storia della città? Sarebbe tanto complicato trovare imprenditori livornesi che soli o in pool subentrino a Spinelli? Ci sono imprenditori livornesi che credo siano in debito con la città e che in questo momento, pur con la crisi in atto, sarebbero certamente capaci e imprenditorialmente solidi da affrontare un simile passo. Lancio pertanto, come presidente del Coordinamento Club Livorno, un appello a tutte le forze economiche della città affinché si attivino per risolvere il problema del Livorno Calcio, non guardando il solo aspetto sportivo ma prendendo spunto da questo come scossa, come spunto di rinnovamento dello spirito labronico, come inversione di tendenza, tesa a riappropriarsi di alcuni spazi. Naturalmente sotto l’egida di chi è politicamente deputato a salvaguardare i beni della comunità: l’amministrazione comunale. Ben presto sarà formalizzata un’iniziativa, una tavola rotonda, un evento che coinvolga l’imprenditoria livornese, dove chiedere l’intervento in soccorso di una situazione, non solo sportiva, che rischia di dilapidare un bene comune". Ivano Falchini (Presidente del Coordinamento Club Livorno)
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