Livorno – Chi non ricorda Mauro Viviani, cresciuto nelle giovanili del Torino, ex giocatore di Genoa, Trento, Akragas e Cosenza negli anni Sessanta e Settanta, ma soprattutto allenatore, fra le altre, di Pisa e Perugia in Serie A e B fra la fine degli anni Ottanta ed i primi Novanta, nonché di Centese, Brescello, Taranto, Sambenedettese, Sanremese e Foligno negli anni a seguire, scopritore di talenti come Diego Simeone e collaboratore del grande tecnico rumeno Mircea Lucescu? In Italia, diciamolo con chiarezza, in pochi. Così come sono pochi, detto con altrettanta chiarezza, coloro che sanno che a Viviani, livornese doc, il detto “nemo propheta in patria” si addice alla perfezione.
Eppure Viviani, nonostante i suoi successi professionali li abbia realizzati sempre lontano da Livorno, alla squadra amaranto è assai attaccato. E la segue. Per questo, come già accaduto in passato, abbiamo deciso di chiedere a lui un’opinione sulla formazione allenata da Carmine Gautieri, attualmente al secondo posto della classifica in Serie B.
“Quest’anno dal vivo ho visto il Livorno solo un paio di volte. Una volta l’ho visto male, una volta bene. Però penso anche che il campionato di B, in realtà, sia molto mediocre e senza con questo voler togliere nulla al Livorno, che anzi pare in crescita, credo che con gli uomini d’attacco che si ritrova, e con il suo blasone, possa veramente dire la sua per la promozione”.
Sulla fase difensiva espressa dal Livorno, criticata talvolta da Viviani negli anni scorsi, l’ex tecnico di Pisa e Perugia ha precisato: “Certamente la perfezione non esiste. Tuttavia penso che la fase d’attacco in questo momento ovvii a qualche carenza anche nella fase difensiva e poi il modulo usato da Gautieri è una scelta filosofica che implica qualche rischio”.
E proprio sugli schemi utilizzati da Gautieri ha precisato: “Personalmente prediligo un tipo di gioco meno spregiudicato però credo che lui abbia gli uomini giusti per fare il gioco che fa e quindi va bene così”. Il tutto per concludere: “Questo Livorno, sì, può farcela. Nell’anno del centenario sperare non è azzardato”.
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