Livorno – Nedo Di Batte, presidente del club amaranto Il Campanile ed opinionista di Telecentro, ex assessore allo Sport della Provincia di Livorno, in esclusiva ad Amaranta.it così riassume il suo pensiero: “Mi girano le scatole, certo. Troppe feste, troppi appuntamenti extra-sportivi. La società deve preservare i giocatori dalle distrazioni e garantire loro più concentrazione. Anche tutto questo può aver influito sul momento negativo che sta attraversando il Livorno. Ma da qui a dire che la squadra non ce la fa più, o da qui a criticare eccessivamente Sottil, ce ne corre”.
Di Batte, nel suo ragionamento, invita alla calma e alla riflessione: “Ci sono alcuni elementi che vanno considerati e ponderati. In primis, le assenze del momento, come quelle di Maiorino, Pedrelli, Franco, Gasbarro, che scombinano l’assetto della squadra. Poi ci sono alcune situazioni che non si comprendono. Ad esempio, gol che non ci assegnano e sono buoni, come è successo a Pisa e Pistoia o contro l’Alessandria, ma anche ieri contro il Pontedera, reti che convalidano ai nostri avversari e non sono valide, come è accaduto sul campo del Pisa. Eppure, nonostante tutto, bisogna avere fiducia. Bisogna sempre credere che, alla fine, tutto torni, almeno a grandi linee, che le cose a favore e quelle contrarie si equivarranno. Bisogna essere positivi perché, altrimenti, non se ne esce”.
In ogni caso Di Batte non accetta, adesso che il Livorno è ancora primo, l’idea di criticare oltremodo l’allenatore Sottil ed i giocatori. Tanto che dice: “Scatenarsi nelle critiche all’allenatore o ai calciatori è la cosa più sbagliata che possiamo fare. Sottil ha tirato fuori il meglio dai giocatori che ha in rosa. Non a caso siamo ancora primi. Metterlo in discussione è da incoscienti perché tutto questo potrebbe fare molto male alla squadra del Livorno. Lasciamo dunque tranquilli Sottil ed i suoi ragazzi, lasciamo tranquillo l’ambiente. Noi dobbiamo solo incitare gli amaranto a dare il meglio in campo e dobbiamo aiutarli a concentrarsi sul loro lavoro che è il nostro divertimento”.
Con tutto ciò, facendo leva anche sulla sua esperienza di imprenditore, Di Batte evidenzia un aspetto importante del rapporto con i calciatori: “Dobbiamo rispettarli e voler loro bene, ma non farli sentire dei divi. Questo sarebbe altamente negativo. La nostra fame di vittorie deve essere la loro fame. Devono sentire che vogliamo una squadra operaia, dove il colore della maglia è più importante del nome che sta scritto sulle spalle. Perché la strada è ancora lunga e l’arrivo, come si diceva una volta nel ciclismo, è al Vigorelli (il velodromo di Milano dove una volta si concludeva il giro d’Italia, ndr) e nulla è stato già vinto, tutto è ancora in salita”.
“Certo però”, conclude amaramente Di batte, “alla Juventus od a qualche altra grande squadra, gol come quello segnato ieri dal Livorno, ed annullato, non lo annullano ma lo convalidavano, eccome. Con noi gli arbitri ed i segnalinee fanno i duri, mostrano i muscoli e la Federazione li premia, come è successo per Nasca ma anche per altri. La società, su questo punto, dovrebbe farsi sentire. Perché sennò rimboccarsi le maniche e lottare potrebbe anche essere inutile”.
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