Piombino - Che Spezia-Livorno non è una partita come le altre, di sicuro non lo abbiamo scoperto in questa settimana nella quale il match è stato presentato e preparato con tutte le attenzioni del caso. E’ un evento che ha tutto il sapore di un derby, non tanto per la geografia calcistica quanto per i precedenti tra i due club, che ormai si perdono nella notte dei tempi e nelle categorie più svariate del calcio italiano. Un match che è diventato un "clasico" a tutti gli effetti e come tale viene percepito e vissuto dalle rispettive tifoserie così come dalle società stesse e dalla stampa specializzata. Del suo spessore sportivo e mediatico ne è al corrente il governo del calcio italiano e per dargli l’importanza che merita lo colloca nell’anticipo del venerdì concedendogli i riflettori della prima serata. Il pubblico si lascia affascinare come sempre da questa partita e lo stadio Alberto Picco risponde alle aspettative con un cornice di pubblico da grande occasione. Da Livorno sono partiti in oltre 500 e la trepida attesa si concretizza in un tifo caldo e coinvolgente. La curva Ferrovia sfodera una coreografia suggestiva con un bandierone coprente di color azzurro su cui spicca il simbolico faro mentre, in basso, una didascalia ricorda in dialetto la rotta da seguire. Per la gradinata, in tutta la sua lunghezza, viene scomodato addirittura il sommo poeta con uno striscione che invita gli ospiti a lasciare ogni speranza una volta entrati. Alle 20.30 i cori e lo sventolio di bandiere si interrompono per ordine del signor Fabio Maresca di Napoli. Il minuto di silenzio è per il collega Luca Colosimo di Torino tragicamente mancato all’affetto dei suoi cari in un incidente strada di ritorno dalla sua ultima gara. Spicca la fascia nera sul giallo del braccio sinistro della terna. Al fischio d’inizio tornano alla mente i moniti e le raccomandazioni della settimana riguardo alla determinazione e ai cali di tensione, alla continuità di gioco e di risultati, alla grinta e allo spirito di squadra. Mister Gelain ha parlato di partita della svolta, il presidente Spinelli, in tribuna in completo nero, di partita perfetta. In effetti lo è stato, sia una partita della svolta sia una partita perfetta: per la squadra di Nenad Bjelica però. La compagine del quarantatreenne croato è infarcita di giovani talenti scatenati, gioiellini dalle ambizioni chiare e dal futuro roseo. Tra essi un plotone di balcanici dal cognome impronunciabile e dalle giocate indecifrabili. Il primo tempo termina a reti inviolate ma anche se niente lascia pensare alla disfatta gli ottimismi si trasformano ben presto in preoccupanti perplessità. Il possesso palla, in termini di qualità e quantità è a favore dei padroni di casa. Per noi un tiro, non nello specchio della porta. Nella ripresa, causa il riacutizzarsi di un dolore al tallone patito nel primo tempo, Emerson alza bandiera bianca e lascia il posto a Gonnelli. La sostituzione del pilastro della difesa coincide, c’è da capire se è una coincidenza, con l’inizio del tracollo. In tre minuti, dai piedi di Mario Situm, un nazionale croato under 19 che ancora non si rade, partono due palloni che affondano il Livorno. Al 5°, grazie a Strasser che perde un pallone laddove non si può e non si deve, manda in gol Giannetti e all’8°, dopo una scorribanda devastante sulla sinistra imbecca, non senza la nostra complicità, Catellani. Jelenic per Strasser dopo 2’ ha tutta l’aria di una cura palliativa. Seguono 10’ in cui le maglie bianche sembrano le Merengues e quelle amaranto le maglie del Livorno. Al 19’, l’indemoniato numero 18 dalla faccia angelica conclude un’azione personale sulla fascia sinistra, per noi zona off limit per tutta la partita, con un intervento chirurgico che mette il pallone sul palo interno. Gioco, partita, incontro. Sul 3 a 0 c’è una tiepida reazione. E anche tardiva; al 75’ il primo tiro nello specchio della porta, per altro debole e poco angolato. Ed è tutto vero. Il risultato, il gioco espresso, gli applausi di Spinelli alla squadra vittoriosa, il tragicomico sipario tra i giocatori e alcuni tifosi mortificati dagli ultimi 94 minuti della loro vita. E’ tutto vero, tranne l’erba del campo. E’ tutto vero. In questa atmosfera surreale, in un dopopartita che sembra interminabile, vengono naturali le parole di un altro grand’uomo del’est europeo:“Umiliati e offesi”.
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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