Livorno – Il terzo tempo della penultima di andata è uno dei momenti più cupi dell’era Spinelli e, per molti sportivi amaranto, uno dei più brutti di sempre. Alla fine di novantaquattro minuti da incubo i giocatori si avvicinano alla Nord per chiedere scusa di una prestazione indecorosa. Appena oltrepassato il semicerchio di centrocampo vengono subissati da fischi, invitati a cambiare mestiere e apostrofati a gran voce in maniera ignominiosa. Da persone adulte e da professionisti i calciatori salutano e guadagnano il tunnel con lo sguardo perso tra i fili d’erba e l’anima chissà dove. Livorno – Ascoli non poteva che avere questo epilogo.
L’Ascoli Picchio è una pericolante che ci fa visita nelle vesti di terzultima in classifica e con un rendimento esterno medio di un punto ogni tre partite. Nonostante queste squallide referenze, dopo 6’ di gioco ha già la partita in cassaforte nemmeno fosse un top club in corsa per la Champions. Pronti via e ci infila come una lama rovente nel burro con la conclusione di Petagna completamente ignorato, non certo per maleducazione, dalla nostra difesa. Con la leggerezza di un campione consumato sigla l’uno a zero ostentando una sicumera sconcertante. La lancetta lunga fa due giri completi e la scena si ripete con Cacia, che con il fare di un mostro sacro del calcio moderno, incorna indisturbato e chiude il discorso. Il resto della partita, se non ne fossimo emotivamente coinvolti, sarebbe solo noia. Ma siccome lo siamo eccome, il resto della partita è una tragicommedia inguardabile che suscita stati d’animo indecifrabili. Si tratta di un sentimento che è un misto di delusione, amarezza e soprattutto rabbia. Tanta, forte, giustificata. La rabbia è tanta perché il Livorno non riesce a vincere da due mesi. La rabbia è forte perché il Livorno, al cospetto di un avversario obbiettivamente alla portata, sfigura come se giocasse con degli extraterrestri. La rabbia è giustificata perché il Livorno, dopo il cambio di allenatore, non ha fatto altro che peggiorare in quanto a risultati, gioco, condizione mentale uno status che, quanto meno, sembrava consolidato e non certo all’ultima spiaggia.
Ancor prima dei tre fischi del signor Valerio Marini della sezione di Roma ci si augura che il girone di andata finisca prima e nella maniera più indolore possibile, che la lunga sosta porti consiglio e saggezza alla dirigenza e che, una tantum, venga definito un progetto concreto da misurare, analizzare, migliorare e controllare, così come suggeriscono le più seguite metodologie di miglioramento continuo. Solo dopo ci si augura il Buon Natale.
Tanti auguri Livorno Calcio. Ce n’è davvero bisogno.
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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