Piombino - Per volere di un calendario impudente e irriguardoso il secondo turno infrasettimanale cade quest’anno, in barba al buon costume cristiano e al consumismo più sfrenato, alla vigilia del Santo Natale. Mentre l’italiano medio si ingegna affannato a stupire parenti e amici con il regalo del secolo, si gioca alle 15 (un solo anticipo alle 12,30) la penultima giornata del girone di andata. Alla fine di una settimana in giro per il Nord Italia ci presentiamo al Menti di Vicenza, un impianto che ha fatto la storia del calcio di provincia, un vero e proprio monumento alle gesta eroiche del Lanerossi di qualche decennio fa. Nell’immaginario degli over 40 la R in corsivo maiuscolo sul petto di casacche biancorosse tutt’ora spicca in bianco e nero negli Rvm mandati in onda dalle sapienti conduzioni di Maurizio Barendson e Paolo Valenti. Le maglie di un signor Rossi non ancora diventato Pablito o della coppia Faloppa-Filippi si ricordano immancabilmente impallate, alla destra dei nostri teleschermi, da un montante progettato da un architetto incurante delle esigenze televisive non ancora ben definite. Il restyling degli anni Novanta lo ha reso degno del calcio moderno e anche alla vigilia di questo Natale, nonostante gli scintillanti mercatini nei pressi di Via Schio e l’austerity che colpisce indistintamente il Nord e il Sud, può dirsi vestito a festa. L’affluenza di pubblico è ragguardevole a dispetto della giornata prefestiva ed i 5 gradi che, anche senza ventilazione pungono, eccome. Ci siamo anche noi, una cinquantina, Club Porto in primis. Ci presentiamo con 14 punti in più di chi ci ospita e la nomea di big dalle grandi ambizioni; i nomi altisonanti dei nostri giocatori e la lungimiranza dissimulata da oculatezza del nostro presidente Spinelli. Mister Pasquale Marino e il suo staff hanno studiato tutte le contromisure possibili tenendo conto delle proprie e delle nostre assenze. I locali in biancorosso verticale come da almanacco del calcio, noi in giallo, quel colore tanto caro al patron. Il signor Juan Luca Sacchi di Macerata e i suoi collaboratori, una volta tanto, in nero. Il Vicenza Calcio è una “ripescata”, avremmo dovuto essere a Pisa, ma tale condizione lo è solo nella burocrazia della Figc. I suoi punti in classifica lo dimostrano, il nostro primo tiro in porta, corre il 30’, lo conferma. E’ una squadra dalla rosa improvvisata alla bell’e meglio dopo le decisioni del governo del calcio italiano, come è risaputo. Improvvisata bene, come si vede nell’arco di tutti i 94 minuti. C’è stata partita vera per tutta la durata della gara, viva e combattuta fino al triplice fischio. Abbiamo avuto le nostre nitide occasioni ma siamo stati un po’ meno incisivi del solito anche se nessuno dei 14 scesi in campo si è risparmiato. Loro ordinati e precisi, organizzati a dovere nelle due fasi. Da non dimenticare le due paratone di Mazzoni, una per tempo. Ne esce un nil draw che accontenta sicuramente i Berici ma parecchio meno noi. Sì perché noi, nella nostra lettera a Babbo Natale, avevamo chiesto, spudorati, sei punti nelle due trasferte prima dell’Adeste fideles, ma ci saremmo accontentati anche di quattro, ad essere sinceri. Due non ci sembrano una strenna natalizia di cui gongolare. Pensandoci bene però il carbone che abbiamo trovato sotto l’albero, quei quattro punti di cui ci sentiamo privati, è il frutto di quelle marachelle che durante tutto il girone d’andata abbiamo commesso, senza dargli il dovuto peso; cali di tensione e leggerezze difensive, poca lucidità e concretezza in attacco, un centrocampo numericamente esiguo e sempre in affanno non all’altezza di tutto ciò, di certo non poco, che gli viene richiesto. Gli Elfi hanno fatto un buon resoconto e Babbo Natale, nella sua proverbiale magnanimità, non ha potuto fare altrimenti. Nonostante tutto, al primo autogrill della A13, si parla in questi termini: “Un Babbo Natale avaro quest’anno…”.

 

 

Sezione: Calcio / Data: Ven 26 dicembre 2014 alle 18:34
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
vedi letture