Piombino - Per metabolizzare due sconfitte patite in sette giorni, tre sono veramente pochi soprattutto se ne valuta obiettivamente l’impatto emozionale e i risvolti sulla classifica. Occorre mente sgombra e cuore di ghiaccio per azzerare e ripartire in così poco tempo, testa lucida e gambe leggere per giocare e farlo bene. Il momento è delicato, cruciale nel cammino del campionato; critico in considerazione del fatto che due sconfitte filate sono un’esperienza che in questa stagione non era mai stata affrontata. Il turno infrasettimanale della 29esima giornata, per questo motivo, arriva al momento sbagliato e nel posto sbagliato. Le peripezie nel Mezzogiorno d’Italia continuano infatti a Trapani allo Stadio Polisportivo Provinciale, in una serata, quella del martedì, che è sempre stato difficile associare al gioco del pallone. Ma i punti del martedì sera valgono quanto quelli del sabato pomeriggio della domenica mattina e quindi sarebbe il caso di regolarsi di conseguenza. I 2/3 di campionato disputati hanno stilato una gerarchia che ci vede in una zona play off chilometrica, affollata di concorrenti che non dimostrano cenni di cedimento. Ma, visto che le pecore si contano a maggio, meglio non piangersi addosso e andare dritti per la propria strada. Sul sintetico di Erice i granata di Boscaglia non vincono dalla fine dell’anno passato e questo la dice tutta sulle motivazioni dei padroni di casa. E’ una partita delicata fra due squadre in difficoltà, ognuna le sue, in cui ognuna deve fare i conti con la proprie incertezze oggettive. Il Trapani ha avuto una ventina di ore in più per riposare dall’ultima fatica ma anche se tutti lo pensano, fortunatamente, nessuno lo dice. Noi dovevamo vincere e convincere ma non abbiamo fatto né l’una né l’altra cosa. Ha prevalso la paura di sé stessi su quella dell’avversario e ne è uscito uno dei più brutti 0 a 0 che memoria d’uomo possa ricordare. Niente turn over, se non quello imposto dall’infermeria o dalla giustizia sportiva, e primi mugugni già al momento dell’ufficializzazione delle formazioni; perché è la squadra che vince quella che non si cambia, non il contrario. Nel primo tempo, molto meglio il Trapani con due occasioni limpide, tiriamo in porta una volta sola, alla mezz’ora, con Vantaggiato su calcio piazzato ma il portiere senegalese Gomis fa il suo e sventa. Un po’ pochino. Sbadigli, imprecazioni, sospiri. Nella ripresa, nella parte centrale si scorgono cenni di vita tra le nostre fila, altri due tentativi di Vantaggiato, con palla in movimento al 15° e da fermo al 22°, vanno a finire sul tabellino solo perché non può essere lasciato in bianco. Al 62° esce Siligardi, in pochi si sono accorti di lui stasera, ed entra Djokovic giusto per rimediare un giallo e un comodo posto in tribuna per Livorno - Ternana. Nel finale Galabinov, dal 75° al posto di Vantaggiato, manca per pochi centimetri quel gol che avrebbe messo in discussione qualsiasi logica retributiva dell’universo oltre che a far gridare allo scandalo gli sportivi di mezzo mondo. Con il terzo cambio Gonnelli tutela Maicon da un’eventuale seconda ammonizione. I tre punti se li dividono il Trapani, il Livorno e un non gioco tanto noioso quanto preoccupante. La classifica torna a muoversi, è vero, ma il gioco no. Non era facile, qui il Trapani ha perso solo una volta. C’è stata lotta in questa gara improntata sul tatticismo e il confronto fisico; la difesa ha retto bene, l’attacco è stato imbrigliato da marcature asfissianti e pressing senza palla. Quindi un risultato da prendere come una rampa di lancio per il prosieguo dell’avventura? Guai a pensare il contrario. Ad ogni buon conto, per il compito c’è un seino striminzito che in vista degli scrutini di fine anno non rassicura per niente. Quando il signor Luca Pairetto di Nichelino fischia la fine al 94° i fischi sono per tutti, senza distinzione di maglia e posizione in classifica. Nella tiepida tarda serata di Erice: “Squadra che non vince si cambia”.
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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