Livorno – Con la 17esima di andata inizia un ciclo di quattro partite in due settimane alla fine del quale, quanto meno, ci saremo tolti la maggior parte delle perplessità che ci hanno tormentato fino ad ora. Un tour de force di tre partite interne e una esterna con cui misurare sogni e aspirazioni, per poi coltivarli o ridimensionarli a seconda del verdetto del campo prima del Santo Natale. Con un ruolino che a guardarlo fa venire i brividi incontriamo una Salernitana altrettanto malmessa, con un rendimento similare al nostro e in palese difficoltà nel mantenere il passo delle dirette concorrenti. Tre vittorie in tutto il torneo sono una miseria che sconforterebbe chiunque. Il discriminante tra le due squadre è il progetto approvato dalle rispettive dirigenze nel mese di agosto.
Esteticamente parlando il primo tempo di Livorno – Salernitana è uno dei peggiori esempi di gioco del calcio che si possa ricordare. Paragonato a quanto successo a Latina però, c’è di che stare allegri. I due moduli speculari si annullano a vicenda producendo un gioco frammentato da errori grossolani o da banali imprecisioni che impediscono la costruzione di un’azione offensiva propriamente detta. Per la prima mezz’ora la paura di perdere ha il sopravvento sulla voglia di vincere e, di conseguenza, il nervosismo sulla lucidità. Le energie profuse, e sono molte perché nessuno si risparmia in nessun reparto, si bruciano interamente prima di arrivare in zona tiro. Il risultato è che il livello di autostima cala, la sfiducia serpeggia, la paura, quella di incappare in un’ulteriore figura meschina, cresce a dismisura. Difficile non gettare la spugna in queste condizioni psicologiche. Sospinto dai cori e dagli incitamenti di un Picchi semideserto, chi c’era si è fatto sentire eccome, il Livorno non molla e con tre conclusioni da cui scaturiscano altrettante occasioni da gol si aggiudica ai punti la prima frazione di gioco.
Il Livorno si aggiudica ai punti anche il secondo tempo. Schiaccia la Salernitana dietro la linea della palla e costruisce altre tre nitide palle gol. Mister Mutti suda come i quattordici uomini che ha fatto giocare e si sgola come in una partita da dentro o fuori. Il numero uno granata Pietro Terraciano gli nega per tutti i novantaquattro minuti la gioia della prima vittoria su questa panchina esaltandosi su ogni palla che gli arriva a portata di mano. Il nostro portierino, l’unica volta che viene chiamato in causa, non è da meno e nella ripresa salva il risultato con un balzo da Ragno nero.
Dopo i tre fischi del signor Gianluca Aureliano di Bologna però di punti ne arriva solo uno, misero e striminzito. La squadra ha dato segnali positivi, è innegabile, sia di gioco che di condizione mentale, dimostrando maggiore attitudine all'impostazione e al ripiegamento che lasciano ben sperare per il prossimi futuro, vale a dire un paio di giorni o poco più. Un pareggio effettivamente bugiardo che fa muovere la classifica ma che lascia tanto amaro in bocca perché in questa prestazione è mancato solo il gol. Che comunque non è un dettaglio di poco conto, è bene farsene una ragione.
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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