Livorno – E’ il giorno di Livorno-Bari e allo stadio l’atmosfera che si respira è unica nel suo genere e differisce senza dubbio da tutte le altre partite casalinghe sin qui disputate. Se ne parla da una settimana, o forse da molto di più, e la trepidazione per quello è stato e quello che sarà la si vede e la si ode in ogni volto, in ogni parola. Alla guida tecnica dei nostri ospiti c’è, da poco tempo, mister Davide Nicola e parlare di questa partita come la 44esima volta che i due club si incontrano e di tutti i relativi risultati omologati dalla Federazione sarebbe un mero esercizio statistico e sminuirebbe l’evento di quei connotati extra-calcistici con cui, invece, le vicende umane lo hanno plasmato. E’ la prima volta da avversario per un tecnico che nel suo periodo di permanenza ha lasciato il segno profondo del suo operato nei cuori e nelle menti della società, della squadra e degli sportivi per non parlare della stampa e dei media in generale. E’ la prima volta da avversario di un uomo che ha dato e ricevuto dalla collettività amaranto quanto di più sincero e concreto un rapporto umano possa generare; sentimento, stima e rispetto reciproci, nei momenti belli e in quelli terribili. In questo caso le affinità elettive hanno innescato quella chimica di cui ilister parla nella sua lettera aperta ai tifosi di Livorno e hanno generato una sorta di corrispondenza d’amorosi sensi che perdura, proprio come vaticinava il Foscolo, anche dopo la fine della vicinanza fisica. A distanza di tempo e di spazio il legame continua inalterato, sordo nei confronti di frasi fatte e luoghi comuni, daltonico nei confronti di maglie e bandiere. E al cospetto di tali sentimenti vogliamo renderci degni di tanta riconoscenza e far bella figura, sugli spalti e sul terreno di gioco anche per dimenticare lo scivolone di Latina e i dubbi legittimi che ha suscitato. Nell’espressione di mister Gelain quando si accomoda in panchina si può intravedere l’universo shakespeariano. Nell’altra, quella che lui stesso aveva voluto come quella degli ospiti, mister Nicola si accinge con la grinta di sempre e intabarrato in una sciarpa biancorossa foriera si stati emotivi antitetici. Una milf della fila H lato nord asserisce con argomentazioni più che convincenti che, nonostante tutto, è ancora un bell’uomo. Il suo Bari, invece, di bello ha poco o niente, per lo meno nella prima ora e venti di gioco alla fine della quale i galletti sembrano aver già tirato i remi in barca già concentrati sulla prossima partita. Evidentemente la squadra, che come le altre signore del campionato si è imbellettata nel mercato di riparazione con acquisti da capogiro, non ha ancora assimilato i dettami di Nicola, soprattutto dal punto di vista caratteriale. Al 5’ Luci rimette in discussione tutte le leggi della fisica dinamica segnando da fuori area con un tiro non convenzionale, al 10’ Vantaggiato raddoppia (e fanno 11) con un tap in da vero rapace dell’area di rigore quale è e al 66’ Maicon perde la sua verginità in maglia amaranto correggendo di testa una rifinitura dalla destra di Siligardi, in grande spolvero. Dall’80’ all’89’ si manifesta di nuovo quella nostra patologia cronica che di settimana in settimana viene diagnosticata con un nome diverso ma che in ogni partita si concretizza con gli stessi sintomi. In due minuti Caputo fa segnare e segna un gol e per 6-7 minuti fa vedere i sorci verdi all’intero reparto difensivo. Sul 3 a 2 Nicola ci crede, Gelain fa altrettanto. Fra la vittoria e il pareggio c’era di mezzo il mare ma dopo il gol da fuori di Caputo non è più partita da cardiopatici. Allora Dentro Empereur e Jelenic per Gemiti e Luci: mister Gelain, lui sa come si fa. In tribuna le palpitazioni tornano ad essere regolari solo all’89’ quando Siligardi ubriaca i centrali difensivi del Bari e lascia partire un sinistro che Donnarumma, chiamato agli straordinari, vede solo quando ricompare da dietro le sue spalle. Al 91’, sempre imbeccato da Siligardi, Vantaggiato (e fanno 12) completa la cinquina con un rasoterra mortifero che si insacca a fil di palo. Quando l’arbitro Davide Ghersini della sezione di Genova fischia la Nord omaggia l’ex allenatore con cori da far accapponar la pelle. Mister Gelain, il suo secondo nelle notti magiche dei play off 2012-13, capisce e approva. Molto prima del triplice fischio, ciò che invece impazza sugli spalti sono le infinite parafrasi di: “E’ sempre la stessa storia …”.

 

Sezione: Calcio / Data: Dom 08 febbraio 2015 alle 22:04
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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