Livorno – Per la settima di campionato arriva l’Avellino dell’ex Ciccio Tavano, una squadra dal passato glorioso, anche molto recente, ma da una situazione di classifica per lo meno preoccupante. Una vittoria, un pareggio e troppe sconfitte. Il più preoccupato tra tutti di questa spiacevole contingenza è il mister Attilio Tesser visto che ha già ricevuto un perentorio ultimatum della presidenza. Se vuol magiare il panettone in Irpinia deve iniziare a far punti, a partire da subito. Per rendere meno scomoda una panchina oltremodo traballante schiera un 3-4-1-2 riflessivo e coriaceo, poco propositivo ma niente affatto arrendevole. La coppia d’attacco è una promessa che prima o poi verrà mantenuta.
Anche il passato recente del Livorno, le ultime due partite, non è proprio entusiasmante. Si salva la prova di orgoglio con lo Spezia mentre la trasferta di Cesena è solo da dimenticare. Due partite andate male per i gol da polli, per usare le stesse parole di Panucci, ai quali non è seguita la lucida reazione che aveva caratterizzato le prime uscite del nuovo Livorno. La classifica non si muove da 21 giorni e la settimana è stata dedicata a neutralizzare le possibili ulteriori leggerezze difensive. Per affrontare l’Avellino, l’infermeria e i nazionali in giro per il mondo il mister fa di necessità virtù e, oltre agli uomini, cambia anche modulo, un 4-3-3 già collaudato in precampionato che assicura una certa affidabilità. Il croato Tonći Kukoč-Petraello, per evitare ulteriori incidenti diplomatici tra i due campanili, parte dalla panchina. Il presidente si presenta allo stadio prima del telegiornale.
La prima parte di gara, un quarto d’ora buono, è all’insegna della confusione, di errori e imprecisioni, di azioni convulse e di scarsa determinazione, da ambo le parti. Al 20° arriva il gol da polli che tutti, Panucci in primis, pensavamo aver già esorcizzato. Tra un boato di fischi e l’altro Tavano si invola sull’out di sinistra e centra per il trascurato Trotta che fa il minimo indispensabile per trafiggere Pinsoglio. I cinquecento della Sud fanno gran festa, Tesser tira un sospiro di sollievo, Panucci maledice il mondo che ha sotto i piedi. E ne ha ben d’onde perché il Livorno di oggi costruisce e crea occasioni, interdice e riparte, ci mette l’anima e il cuore. Manca di concretezza, quello sì, ma non è neanche lontano parente di quello di una settimana fa a Cesena.
La ripresa prende subito una buona piega con quella che sembra essere la svolta della partita. Al 7° Biraschi è costretto al fallo di mani in area e si guadagna il secondo giallo dopo aver procurato un rigore per noi provvidenziale. Il signor Daniele Minelli della sezione di Varese è refrattario a ogni rimostranza. Mentre tutti assistono increduli al parapiglia che si crea in campo per la fiction interpretata dal numero 5 di Tesser, l’ex Comi è già con il pallone sul dischetto. Una volta trasformato tutto lo stadio esulta tranne lui. I 26’ di superiorità numerica, al 78° anche Moscati guadagna il tunnel per non aver reso ossequio alle decisioni del guardialinee, sono troppo sterili per essere veri. Il Livorno ci prova e ci riprova ma l’Avellino smette di giocare e di far giocare. Per lunghi tratti l’ostruzionismo dei Lupi irpini è stucchevole e manda in bestia anche il più abulico degli sportivi del Picchi. Il più assiduo e il più convinto tra gli amaranto è Pasquato che sembra avere un duello aperto con il portiere Frattali. Alla fine ha la meglio l’estremo difensore dell’Avellino, bravo anche, si fa per non dire peggio, a perdere una media di 20” per ogni rimessa dal fondo effettuata. Il repertorio della Nord si esaurisce dopo le prime tre.
Arriva così il primo pareggio della stagione, un punticino che ci permette di salvare la panchina di Tesser, questo è vero, ma anche di tornare a far punti e a muovere la classifica. E dopo due sconfitte di seguito non poi così male.
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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