Livorno - Tre vittorie nelle restanti tre partite, di cui due interne e due con dirette concorrenti, per coronare un sogno che definisce proibito solo chi non è emotivamente coinvolto nella sorti della squadra nella stagione del centenario. Le perplessità, alla luce dei dati sotto gli occhi di tutti, derivano dal fatto che tre vittorie in tre partite si sono registrate soltanto una volta e poi la l’imprevedibilità dei risultati ottenuti ha mandato in deriva le statistiche del campionato facendo la fortuna dei bookmaker e deprimendo all’inverosimile i sostenitori più accorati. Con Crotone, Trapani ed a Terni, undici gol fatti e zero subiti quando era la prima metà del soleggiato ottobre 2014, una vita fa guardando la classifica completa alla 19esima del girone di ritorno. L’anteprima dell’anticipo serale è il Torneo dell’Amicizia che dalle 18 vede protagonisti i bambini classe 2007 delle società affiliate e gemellate; il match clou, alle 20.30, è Livorno-Virtus Entella due squadre che, dopo l’X dell’andata, si incontrano per la seconda volta nella loro storia. Per giocare in dodici contro la squadra di Alfredo Aglietti la presidenza ha sposato la politica dei prezzi popolari, extrema ratio per vedere un Picchi gremito e per udire il boato di altri tempi; cinque euro per continuare a sognare a occhi aperti e accorciare le distanze per un traguardo che si fa sempre più lontano. Un secondo pareggio fra Livorno e Virtus equivale a due sconfitte proprio perché anche la Albiceleste di Chiavari è impantanata nella zona retrocessione; il mercato di gennaio ha forse risolto i problemi di organico ma, fino ad ora, non quelli di gioco. Aniello Cutolo deve ancora risolvere dei problemi con la giustizia sportiva e, dopo aver salutato amici e conoscenti, si accomoda in tribuna con tanto di occhiali da riposo. I 140 della Sud restituiscono il colpo d’occhio di uno scorcio dell’Estadio Monumental quando gioca la selezione argentina. La Nord, invece, si presenta sul posto di lavoro con 15 minuti di ritardo, come da sciopero indetto durante la settimana per rivendicare i diritti propri e sollecitare i doveri altrui. Sempre in settimana, Panucci ha esplicitamente richiesto ai ragazzi quella qualità che l’uomo moderno incontra sempre maggiori difficoltà a dimostrare: le palle. Né più, né meno. Il 3-5-2 con una punta e mezzo suscita malumori e inquietudini in un stadio assetato di gol e di vittoria. D’altronde la scusante della scelta tecnica è lampante; le risorse offensive sono ridotte all’osso e, come tali, devono essere centellinate all’uopo. Nonostante questo, nel primo tempo le occasioni per segnare non mancano; gli ultimi dieci minuti sono un assedio ma l’Entella non capitola. La difesa ligure e il portiere Paroni, in nomen omen, sterilizzano gli attacchi forsennati del Livorno fino all’intervallo. Nella ripresa gli amaranto non rientrano subito in partita e Gemiti, al 2° salva sulla linea un gol fatto. Gran brutto momento. Le ripartenze non si innescano e il gioco si blocca sulla mediana. Al 20° il numero 10 biancoceleste Mazzarani si trasforma nel Messi del Tigullio e trafigge Mazzoni che fa un miracolo sulla prima conclusione ma non può ripetersi sulla seconda. Di male in peggio. Gli spalti inveiscono contro la presidenza, la dirigenza, la squadra e pure sui gabbiani che si librano sul Picchi. Il contraccolpo psicologico è notevole. Pochi sanno che la partita inizia ora; la maggior parte non lo spera neanche più. Errore grave. Al 70° Vantaggiato si guadagna e qualche minuto dopo trasforma un rigore decretato dal signor Renzo Candussio di Cervignano del Friuli per gli abusi del numero 16 César. Il difensore brasiliano, non contento del giallo, protesta infischiandosene del bon ton e guadagna gli spogliatoi con largo anticipo. Nei 20 minuti che separano dalla fine la superiorità numerica non aiuta affatto anche perché la Virtus, strano a dirsi, gioca meglio in dieci. Nel recupero, al 2° minuto, ci siamo ormai abituati, quando gli scettici hanno già raggiunto il parcheggio o la fermata dell’autobus di pertinenza, i villi pettorali di Vantaggiato chiudono un triangolo imbastito da Lambrughi sui piedi di Jelenič che va in porta con pallone e tutto. Nell’esultanza globale Panucci manda a quel paese tutto il mondo, ma va bene così. -“Il Livorno c’è ancora”.
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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