Livorno - Terza partita in sette giorni, ultima del girone di andata, unico del turno ed ultimo posticipo dell’anno ancora per poco in corso. Ci fa visita una squadra che nei cuori degli sportivi, tra tante altre cose più strettamente legate al gioco del calcio, rievoca un incubo dal quale non ci siamo ancora svegliati. Abbiamo incontrato per l’ultima volta le maglie biancocelesti del Pescara nel 2012, la stessa partita in due giornate diverse. La prima, all’Adriatico di Pescara, era il 14 aprile con inizio alle ore 15, ma abbiamo giocato solo 31 minuti; poi abbiamo dovuto accompagnare al suo eterno riposo Piermario Morosini e tutto quello che è successo dopo ha perso la sua importanza. Abbiamo ritirato la maglia numero 25, abbiamo indossato t-shirt bianche con il 25 e bracciali con il suo nome per poi intitolargli la gradinata centrale del nostro stadio. Tutto questo per dimostrare il nostro profondo cordoglio ma non certo per alleviare quel lutto che ancora affligge chi c’era e chi non c’era in campo, chi c’era e chi non c’era a bordocampo. La squadra abruzzese è in un completo verde fluo da far stropicciare gli occhi con inserti dei colori sociali ma l’associazione di idee è immediata ed inevitabile. C’è da giocare però, e anche bene. Più che altro c’è da vincere. Siamo al giro di boa del torneo ma alla virata non possiamo certo dire che ci siamo arrivati con il vento in poppa; o almeno non quella brezza fresca e tesa che ci avrebbe sospinto molte miglia più in avanti sulla rotta della promozione. Venti deboli e bonacce inaspettate ci hanno fatto infilare cinque risultati utili ma tra essi solo una vittoria. C’è di che riflettere, prendendo spunto dalle condizioni meteo. Anche, nella prima mezz’ora almeno, non si percepisce un alito di vento. Al 35’sfruttiamo al meglio una punizione dallo spigolo destro dell’area avversaria. Emerson fa partire un missile terra-terra che viene accarezzato da Galabinov quel tanto che basta per infilarsi all’angolo destro di Aresti. Andiamo in vantaggio e per ora vinciamo, ma non convinciamo. Non convinciamo affatto, lo si vede da come governiamo questa barca alla ricerca di vento. L’illusione della vittoria dura infatti i restanti 10’ del primo tempo e i 2 del recupero. In questa burrascosa fase della partita, in fase difensiva, Vantaggiato mette su un piatto d’argento la palla del pareggio per Maniero che sforbiciando come Holly e Benji sentitamente ringrazia. Mister Marco Baroni, al primo anno sull’Adriatico, esulta in maniera molto compita; i 50 della Sud lo fanno molto più convinti. Si va al riposo sull’1 a 1. Neanche nella ripresa le vele si gonfiano. Non può niente nemmeno Gautieri con le sue sostituzioni provvidenziali, due (Luci per Mosquera al primo minuto e Belinghieri per Bernardini ad inizio ripresa) gli sono state imposte da infortuni a dir poco inconsueti. Al 60’ Jelenic per Cutolo, ma per tornare in rotta mancano ancora molti gradi. La Nord ci sostiene ininterrottamente quasi soffiando per sospingere la prua sempre più avanti ma all’81’ ci colpisce un’avaria irreparabile: Moscati tocca in area Melchiorri e il signor Rosario Abisso di Palermo indica il dischetto. Maniero, di nuovo, ringrazia sentitamente e trasforma. Da qui in poi perdiamo la bussola; fallacci, reazioni inconsulte e comportamenti inspiegabili. Il 2014 finisce con il timone alla banda in un mare tutt‘altro che benevolo. Dalla bocca coperta da bavero, sciarpa e cappuccio di un abbonato della laterale pari si riesce a percepire questa esclamazione: “Che grecalata oggi!”. Livorno-Pesara 1 a 2.
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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