Livorno – L’ultimo turno infrasettimanale del campionato 2014-15 ci trova, per la prima volta nella stagione, fuori dalla zona playoff. Fuori per un punto, ma fuori. E’ una condizione di classifica che riesce a preoccupare il più spavaldo dei faciloni ed a destabilizzare il più inguaribile dei romantici in considerazione del fatto che mancano solo cinque partite alla fine del torneo e il grosso del lavoro deve ancora essere fatto. Il pareggio di Perugia ha lasciato l’amaro in bocca anche se confortato da una prova positiva del gruppo e da molte conferme dei singoli. Tutti fattori che contribuiscono all’incremento delle componenti emotive ma che non aumentano i punti in classifica di cui, ora più che mai, abbiamo estremo bisogno. L’imperativo categorico è diventato l’uno fisso ed ogni variante, in quanto tale, non può essere considerata come un risultato accettabile. Vincere per entrare nella zona playoff e celebrare dignitosamente il Centenario della fondazione o perdere per ricordarlo come un anonimo giorno feriale; pareggiare per continuare a vivere alla giornata in quell’aurea mediocritas fatta di vane speranze che ogni uomo di sport rifugge come il peccato. La squadra ospite non ha particolari criticità da risolvere nell’immediato se non racimolare nelle ultime partite una manciata di punti per una salvezza onesta. In un Picchi desolatamente gremito dal minimo storico di spettatori ospitiamo i canarini della premiata ditta Melotti e Pavan, il binomio scelto alle idi di marzo per sostituire un Walter Novellino caduto in disgrazia dopo la sconfitta interna con il Bari. Solo lo zoccolo duro della Nord è presente e si fa sentire. Gli assenti hanno sempre torto, ma a fine partita sarà difficile dargliene con la stessa persuasione del proverbio. Dalla parte opposta lo sparuto gruppo di tifosi emiliani, due pullman, fa tornare alla mente Ladri di Biciclette anche perché gli striscioni delle nuove generazioni richiamano a valori come l’onore e l’attaccamento alla maglia. Il Modena è venuto sul mare per non farsi male e schiera una sola punta, un attaccante che però, visto che si tratta di un certo Granoche Pablo Mariano Louro, fa reparto da solo. E lo fa anche bene visto che al nono, approfittando di un disimpegno difensivo degno di una partita tra scapoli e ammogliati, si trova un pallone fra i piedi e una porta spalancata di fronte. El Diablo ringrazia la magnanimità della retroguardia amaranto e fa 18 in campionato. In panchina Pauncci è una statua di marmo con le mani in tasca, nell’altra Melotti e Pavan si chiedono quale bene abbiano fatto in questa vita per meritare tanta riconoscenza. Il primo tempo si chiude con lo 0 a 1, ma si contano non meno di dieci conclusioni di varia entità verso la porta di Pinsoglio. Se ne deduce che la difesa del Modena è tutt’altro che impenetrabile e che l’attacco del Livorno è tutt’altro che efficace in quanto a precisione, freddezza, tempismo. Nella ripresa, dopo un’ora di gioco dalla frittata difensiva, il signor Michael Fabbri della sezione di Ravenna decreta una punizione sulla fascia destra appena fuori lo spigolo dell’area modenese. Il missile Emerson attraversa una selva di gambe e finisce in rete, ma prima di esultare c’è da attendere la fine del summit tra arbitro e guardialinee. Il confronto si conclude con la palla al centro e un’iniezione di fiducia che ci voleva come il pane. Poi, per altri quaranta minuti, recupero compreso, abbiamo rischiato la vittoria e sfiorato la sconfitta per la leggerezza di entrambi i reparti ed un calo psico-fisico evidente prima di guadagnarci un ennesimo pareggio, giusto, che lascia il tempo che trova. Mentre il Carpi festeggia la prima storica promozione in A con quattro turni di anticipo, alcuni si chiedono dove si trovi quest’isola felice, facciamo i conti con i risultati degli altri e con le sorti di casa nostra. Ne esce un quoziente difficile da considerare positivo. Al momento, di positivo, possiamo contare solo sull’aritmetica. Traducendo i numeri in lettere con una buona dose di orgoglio e una ricca spolverata di ottimismo, a bordocampo, si enuncia il seguente assioma: “C’è ancora speranza”.
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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