Livorno - Il primo posticipo della diciassettesima di andata ci vede di scena a Modena, la città italiana con il miglior tenore di vita, secondo le ultime indagini effettuate, e questo lo si evince anche dalle condizioni dell’Alberto Braglia come impianto sportivo e le sue infrastrutture, i servizi ausiliari, la sicurezza, la viabilità, le vie di fuga, le corrette procedure di utilizzo dello stadio e tante altre belle cose che fanno pensare a come sarebbe bello se … Ne siamo a conoscenza ormai da anni anche perché, salvo rare eccezioni, la maggior parte di noi ha cullato, nella sua beata gioventù, il sogno di lasciare tutto per trovare la propria fortuna e la propria dimensione in un via che per certi versi ha rappresentato nel nostro immaginario un vero e proprio estero. Non abbiamo assecondato i consigli di amici o parenti trapiantati per tante o per nessuna delle mille ragioni che ci potevano far mettere la prua verso questi lidi. In effetti da queste parti c’è tutto, meno che il mare. E qui siamo venuti con il salmastro che abbiamo sulla pelle e con il libeccio che abbiamo dentro anche quando fuori il mare è una tavola blu, giusto per dimostrare a noi stessi che le scelte fatte a suo tempo avevano un preciso perché. Ci siamo venuti così, baldi e fieri; anche se questo campo è off limits dal 1972 e in 42 anni di calcio abbiamo raccolto qualche pareggio e solo tre vittorie. Anche se quest’anno, su questo terreno, ha fatto bottino pieno solo l’Avellino; poi tre vittorie e quattro pareggi per gli uomini di Walter Alfredo Novellino che dal torneo 2012-13 fa sognare la cittadinanza tutta e in particolare la tifoseria più accesa. Ma la baldanza e la fierezza ci fanno dimenticare che loro hanno là davanti tal Granoche Pablo Mariano, l’uruguagio capocannoniere del torneo con 12 reti (tre rigori) e là dietro il portiere Pinsoglio, terzo nella classifica Igv dedicata. Siamo venuti qui, baldi e fieri, con il malcelato intento di approfittare dei risultati degli altri campi e portarci da soli al terzo posto. Noi e una folta rappresentanza dei nostri, numericamente cospicua tanto da tifare alla pari con i supporter di casa. In effetti, nell’occasione, il gioiellino del Braglia non ha la cornice di pubblico, ne ospiterebbe 21 mila, quella casalinga s’intende, delle grandi occasioni. L’Immacolata e il suo allettante ponte hanno portato fuori porta molti sportivi emiliani; nonostante le ultime due vittorie consecutive lo stadio è semivuoto. I tifosi cantano quasi alla pari per tutto la durata della partita. In campo la parità numerica invece, dura solo 35’, fino al secondo giallo comminato dal signor Fabbri di Ravenna a Emerson. Di lì in poi il gioco si è fatto duro ed i duri, noi, abbiamo cominciato a giocare. In un’ora in dieci, un paio di volte il 9 nella ripresa (in nove abbiamo finito), abbiamo tirato fuori quegli attributi che fanno riferimento ai genitali maschili e ci siamo portati a casa un punto sudato e meritato. Il gol su punizione annullato a Nizzetto? Il fallo di Ceccherini nel recupero? La giurisprudenza del pallone ci da ragione, non ce ne voglia Novellino, momentaneamente sprovvisto di quell’herpes simplex labiale che pensavamo parte integrante dei suoi connotati. Abbiamo fatto la nostra porca figura anche con in dieci e in più di un’occasione abbiamo fatto paura agli undici canarini abbandonati dal proprio pubblico. Ci siamo piaciuti così, umili e infaticabili lavoratori del pallone. E ce ne andiamo a testa alta, ce ne andiamo come siamo venuti, baldi e fieri e, come sussurrato da un nostro fedelissimo prima di sfollare la curva ospiti, a pipi ritto.
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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