Piombino - Vista con il senno di poi, la sconfitta patita tre turni orsono in casa con l’Avellino può essere considerata come un punto cruciale del campionato degli amaranto. Si parla di una partita in cui il risultato finale è stato per la prima volta inversamente proporzionale alla mole di gioco prodotto e alle conseguenti occasioni create e quindi, come è logico dedurre, un elemento destabilizzante negli equilibri interni di un gruppo in crescita e in lento ma progressivo miglioramento sul piano dei risultati. Una gara il cui responso ha inficiato e non poco le successive prestazioni ravvicinate di Crotone e Trapani provocando un’involuzione del gioco espresso e dell’approccio alla gara dal punto di vista emotivo. Negli infausti giorni compresi dalla sesta all’ottava di ritorno e seguenti gli organi di informazione locale e nazionale non si sono risparmiati critiche aspre e prese di posizioni irremovibili mentre, al contempo, la squadra e la dirigenza facevano quadrato rivendicando la bontà del loro operato e l’intensità del loro impegno con tutti i media a disposizione. In questo bailamme tutte le parti in causa, ognuna di esse nel proprio ambito di pertinenza, hanno onorato la maglia argomentando le proprie motivazioni con baldanza e fierezza, manifestando, e ciò è molto confortante, un senso di appartenenza difficilmente riscontrato e riscontrabile. E alimentando quella grinta senza la quale, nello sport come nella vita come da annosa metafora, non si va da nessuna parte. L’opportunità per rialzare la testa si presenta mettendosi al cospetto della Ternana Calcio, una squadra che la statistica e i primi 10’ della partita definiscono una squadra da trasferta. La nomea degli uomini di Attilio Tesser, in uno spezzato non impegnativo da trentenne rampante, è più che giustificata tanto che le fere iniziano a spron battuto, proprio come se fossero loro i padroni casa. Il cielo è terso e il sole scalda ma la brezza tesa da nord-ovest è gelida. Tanto gelida che potrebbe bruciare le mimose. Al 9° Fabio Giovanni Ceravolo, un calciatore dagli scarpini bianchi e dai trascorsi all’ombra della torre pendente, sfrutta un respinta corta e insacca da distanza ravvicinata. E’ su questo che c’è da lavorare visto che è la terza volta negli ultimi tre gol subiti. Lo pensa per primo Ezio Gelain che però non da segni di ira. I suoi moti interiori si manifestano su una bottiglietta d’acqua gassata. Le tifoserie sono gemellate e se ne ha netta la percezione, sembra di assistere ad una partita di calcio in un paese civilizzato. Dire che Tesser pregusta altri 3 punti fuori casa è oggettivamente azzardato, anche se il suo atteggiamento nell’area tecnica è quantomeno compiaciuto. Intorno al 17° Siligardi, Vantaggiato e Pires prendono a pallonate la porta di Sala ma con poca precisione. Le avvisaglie,però, sono di quelle che fanno ben sperare. Al 27° un bomba di Emerson da calcio piazzato esalta Sala che salva nonostante un’insidiosa deviazione. I tempi del pareggio sono maturi. Al 28°, dopo 3 turni di campionato o dopo 21 giorni di vita vissuta o dopo 332’ di calcio giocato il Livorno torna a segnare; su un cross dalla sinistra spiccano i 172cm di Andrea Luci, 3° centro per lui, che di testa gira in rete da bomber consumato. La rimonta si completa al 35° con una rasoiata di sinistro al volo di Siligardi che strappa anche gli applausi dei più burberi tra gli sportivi; quando va sulla sinistra è un’arma impropria. Andare al riposo in vantaggio è una bella sensazione. La ripresa non tradisce le aspettative in quanto a gioco, possesso e occasioni. Se ne contano come minimo 12 alla fine della partita. Chi più si danna l’anima per la segnatura, potrebbe giocare fino a buio pur di far gol, è Daniele Vantaggiato; nell’arco dei 94’ ci prova in tutti i modi possibili per porre rimedio a questa astinenza che evidentemente lo tocca nel vivo. A scanso di equivoci, è giusto ricordare che al netto dei calci di rigore trasformati dai concorrenti il capocannoniere della Serie B, al momento, è lui. Al 73° tutti in piedi ad applaudire Gabriel Appelt Pires e la sua prima segnatura in amaranto. Sugli sviluppi di un corner il brasiliano si guadagna un pallone e si costruisce una forbice la cui istantanea potrebbe essere benissimo la copertina di un album dei calciatori. Chapeau. Quando il signor Michael Fabbri di Ravenna chiude le ostilità la Nord ad alta voce e gli altri settori a denti stretti si esprimono in questi termini: “Vi vogliamo così”.
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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