Livorno – Dodicesima giornata del girone d’andata e prima di un novembre, arrivato però solo sul calendario. Oltre venti gradi percepiti per la gioia di torsi nudi ed occhiali da sole, décolleté generosi e capigliature raccolte, a mitigare la collera per quell’unico punto raccolto nelle ultime due gare. La Nord incita Aurora a non mollare; ci uniamo solidali qualunque sia la sua lotta. La Sud onora la memoria di Klas Ingesson con un saluto in lingua madre commovente; ci uniamo condolenti, qualunque sia stata la sua maglia. Sugli spalti circa novemila presenze, compresa una considerevole cifra di tifosi felsinei. Nel prepartita i bimbi della scuola calcio amaranto sognano ad occhi aperti i gol di quando avranno qualche pelo in faccia e una fidanzata che li viene a vedere. Il round about de “Il re della griglia” promette ai telespettatori di Dmax Italia, un talent da non perdere per nessun motivo.
Ma prima di sedersi a tavola c’è da guadagnarsi il pane. La partita è di cartello, l’avversario blasonato e proporzionalmente temuto. Il Picchi non è ancora all’altezza in termini di affluenza ma i presenti non fanno sentire la mancanza degli assenti e gli spazi vuoti in gradinata sembrano rimpicciolirsi con il trascorrere dei minuti.
Il primo tempo fa ben sperare, la squadra c’è e il suo pubblico pure. Il Bologna si dimostra concreto e ben organizzato ma alcuni atteggiamenti dei reparti avanzati lasciano intuire che un punticino sarebbe sufficiente a dare un senso alla sua giornata e di quella dei tifosi al seguito. La classifica non ne risentirebbe, la media inglese rimarrebbe invariata. I ragazzi si dannano l’anima e sugli spalti arrivano gli ansimi e il sudore, il fiato corto e le zolle divelte. Dagli spalti arrivano incessanti i cori di sostegno e, dalla mezz’ora in avanti, i mugugni per un modulo che a Livorno nessuno o quasi ancora condivide a pieno.
Quando poi al 58’ Ceccherini e Bernardini confezionano un autogol che la voce del Brachini definisce a ragion veduta fantozziano, dagli spalti tuoni e fulmini. Al 62’ Galabinov per Ceccherini e 4-2-4; apriti cielo e spalancati terra. Un tifoso seduto a fianco del sottoscritto, con linguaggio colorito e toni tutt’altro che sereni, suggerisce al mister che il primo cambio da fare è proprio quello dell’allenatore. Ma il Gaucho non lo sente e se anche lo avesse sentito di certo non lo avrebbe ascoltato, così come ha fatto fino ad ora, anche quando gli veniva rimproverato da molto in alto; anche quando le dimostrazioni di dissenso arrivavano da chi gli sta facendo la busta paga. Ancora una volta la mossa risulta vincente. Il bulgaro, con testa rasata, barba di non si sa quanti giorni e bavero alzato alla Fonzarelli, si produce in due assist per il Toro di Brindisi (ora a quota 7), un gol in sforbiciata da cineteca invalidato dall’eccesso di zelo del signor Pairetto della sezione Aia di Nichelino e un rigore trasformato con freddezza invidiabile.
L’ultima mezz’ora diventa lunga ed estenuante, ma con un cuore grande come questo si può arrivare dappertutto. Ce ne siamo accorti in ogni ordine di posto. Due volte sotto il Livorno rimonta e si porta a casa una vittoria che vale doppio proprio perché conquistata con una diretta concorrente.
L’ultimo commento, registrato prima di lasciare la tribuna, riguarda un piatto tipico emiliano. Cito testualmente: “Stasera i tortellini si mangiano noi… belli caldi, però”. Livorno-Bologna 3 a 2.
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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