Perugia – Il Renato Curi è storicamente un fortino inespugnabile e presentarsi con una squadra decimata dagli infortuni e dalla giustizia sportiva non è proprio la migliore condizione per invertire la tendenza. Nella centenaria storia amaranto i risultati positivi si contano sulle dita ma ora come non mai serve una prova da uomini per continuare quel processo di ripresa con cui addolcire le feste di fine anno. E di fine girone di andata. Anche se la classifica e il rendimento della squadra non vanno di pari passo servono gol e punti prima di tutto.

Il Livorno scende in campo dimostrando un buon approccio alla gara, quello giusto per ben figurare, per fare punti preziosi nel cammino del torneo e in quello interiore dei cuori e delle menti. L’atteggiamento positivo e propositivo lo mantiene per una buona mezzora. Amministra e controlla il gioco proprio e quello avversario, costruisce e conclude, difende e riparte. Al 33’ passa anche in vantaggio con una buona azione corale imbastita sapientemente da Gasbarro, proseguita da Pasquato e conclusa da Moscati, indimenticato ex della tifoseria locale. E’ quel che ci aspettavamo tutti, la logica continuazione di ciò che abbiamo visto nelle ultime partite, il meritato tributo per un gruppo che in effetti merita di raccogliere quanto ha seminato.

Quando la partita sembra riservare un buon prosieguo uno dei tanti giovani di cui si compone la rosa di quest’anno cade alla più banale delle provocazioni e reagisce nel modo più inconsulto. Così facendo si guadagna una doccia anzitempo, un rosso e una squalifica sicura. Così facendo lascia i compagni in inferiorità numerica per più di un’ora abbandonandoli ad un solito destino che non si può che materializzare con il pareggio, la rimonta e la goleada. Al 38° lo abbiamo capito tutti che ce ne saremo tornati a casa a mani vuote e con il morale sotto i tacchi. Poco importa che  l’avversario si sia reso colpevole di comportamento antisportivo, nessuno ha percepito la sua malefatta. Poco importa che il signor Renzo Candussio da Cervignano del Friuli abbia applicato il regolamento con evidente eccesso di zelo, nessuno ha percepito in che modo sia stato oltraggiato dalle lagnanze di Gianmario Comi o dal contegno inusitato di mister Mutti. Quello che tutti abbiamo percepito è che ci siamo comportati da bambini in un gioco da grandi. Ma il calcio è un mestiere da uomini prima che da calciatori. Il comportamento sportivo lo si insegna in famiglia, a scuola, nelle scuole calcio. Lo si impara, lo si assimila, ma in momenti particolarmente stressanti lo si dimentica e in un attimo si manda in malora tutto il lavoro di quanti si sono adoperati a farci crescere. Che almeno serva di lezione.

Sezione: Calcio / Data: Sab 19 dicembre 2015 alle 20:07
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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