Livorno - La lettera di scusa dei tifosi atalantini e il " terzo tempo " stile rugby inscenato un paio di settimane fa allo stadio Franchi di Firenze al termine della partita tra Fiorentina e Inter aprono il cuore alla speranza che in tempi, magari lunghi, la violenza nel calcio resti uno sbiadito ricordo. Perlomeno auspichiamo che vada a scomparire il tipo di violenza che ha coinvolto il mondo del calcio in questi ultimi tempi: una violenza spesso premeditata che si serve del calcio come cassa di risonanza per pubblicizzare cose che poco o niente hanno a che vedere con il mondo del pallone. Purtroppo la violenza é un qualcosa di insito nell'uomo. Esiste da sempre e pensare di estirparla dall'oggi al domani sa di pura utopia. Ma fare di tutto per ridurla ai minimi termini deve essere l'imperativo categorico di ogni tifoso sia negli stadi come nella vita di tutti i giorni. Dalla tragica morte di Raciti a quella altrettanto tragica di Sandri é trascorso quasi un anno, durante il quale tutte le componenti del calcio si sono poste la domanda su come si possa tornare ad un qualcosa che si avvicini alla normalitá. Sono state varate leggi severe, introdotte misure fino ad ora sconosciute nel mondo del calcio, quali per esempio il divieto di effettuare trasferte organizzate per le tifoserie reputate più violente, introdotti accorgimenti tecnici come i tornelli che dovrebbero rendere ragionevolmente sicuri gli stadi italiani, i biglietti nominativi e gli steward, ma poi é bastato quello che é avvenuto dopo la morte del tifoso laziale per interrogarci se misure repressive e miglioramenti strutturali all'interno degli stadi siano stati sufficienti a rendere l'evento violento un qualcosa di eccezionale nella regola di una coesistenza pacifica tra le varie tifoserie. Indubbiamente dopo i fatti di Catania qualcosa andava fatto, altrimenti si dava la sensazione di non opporre nulla ad una violenza sempre più dilagante e addirittura sanguinosa, ma i risultati a tutt'oggi risultano essere contrastanti. Il Viminale rende noto che a parte gli episodi avvenuti subito dopo l'uccisione di Sandri c'é stato in definitiva un notevole calo di feriti tra le forze dell'ordine così come tra i componenti delle tifoserie, segno che le misure prese non sono state del tutto inutili ma bisogna però aggiungere che questo stato di emergenza in cui vive il calcio non potrá protrarsi per l'eternitá e che prima o poi si dovrá tornare a una normalitá fatta di trasferte non proibite e di orari di partite non dettate dall'Osservatorio bensì dalla Lega calcio. Ma come ci si dovrá arrivare? Con un cambio radicale di mentalitá in coloro che si avvicinano al mondo del calcio, siano essi protagonisti nei rettangoli di gioco, semplici spettatori, media. Il cambiamento deve partire da lontano a cominciare dall'educazione data dai genitori ai figli, dagli insegnanti agli scolari; un sistema educativo che abbia come punti cardinali, il rispetto del prossimo, il raggiungimento della vera libertá che consiste nel poter fare tutto quello che non noccia all'altrui libertá , il primato della ragione nei confronti degli istinti dettati da passioni più o meno perverse e quello della conoscenza sull'ignoranza. In sostanza una specie di rivoluzione copernicana laddove nell'eterna lotta tra il bene e il male sia sempre di più il primo a vincere. Se non si cambia filosofia di vita , difficilmente si possono modificare alle radici certi comportamenti nella quotidianitá così come nelle vesti di tifoso. Vi é certamente, come ha affermato anche Platini, un forte disagio sociale che mina le fondamenta del convivere civile in casa, per strada, allo stadio; fingere di ignorarlo vuol dire perseguire la politica dello struzzo. I media hanno una formidabile capacitá di orientare le scelte dei singoli individui e di conseguenza responsabilitá enormi nell'indirizzarli verso la strada giusta : quando un evento come una partita di calcio viene caricato di significati che non ha si comincia a percorrere la strada sbagliata , quella che in ultima analisi porta verso atteggiamenti che si avvicinano o sconfinano nella violenza. Quello che é avvenuto a Firenze ha dello straordinario: la squadra ospitante tra l'altro sconfitta che fa ala a quella ospitata e vincente. Un comportamento mutuato dal rugby, sport rude ma al contempo cavalleresco, dove la violenza é pressochè sconosciuta. I media hanno dato risalto a questo avvenimento , ma non troppo rispetto ad altri senza dubbio meno educativi. Il rispetto per l'avversario deve diventare regola generale anche nel mondo del calcio: i tifosi di una squadra non debbono vedere dei nemici in quelli della squadra avversaria. Se il calcio vuole sopravvivere dovrá anch'esso cambiare nettamente a cominciare dagli stadi che dovranno diventare luoghi di incontro pacifico tra le tifoserie e non di scontro come avviene oggi in molti casi. Il cammino non sará ne breve ne facile, ma vale la pena di percorrerlo fino in fondo per far sì che non ci sia più bisogno di tornelli e recinzioni se si vuole assistere ad una partita. Siamo dell'avviso che prima o poi si debba avere il coraggio di provare ad eliminare per esempio le recinzioni che separano i tifosi dal campo di gara : in molti stadi del mondo e non solo in Inghilterra gli spettatori sono a contatto con i giocatori eppure gli episodi stonati sono quasi del tutto inesistenti. Ciò avviene perchè ci sono regole chiare: chi sbaglia paga e anche duramente e così a nessuno viene in mente di approfittare della mancanza di barriere per condizionare in modo violento lo svolgimento della partita. Le sanzioni certe sono riuscite ad inculcare nei tifosi un certo tipo di cultura che da come risultato il considerare la partita per quella che in realtá é ; uno spettacolo che faccia dimenticare per novanta minuti i problemi della vita , problemi che riguardano tutti e che investono quindi trasversalmente tutte le tifoserie. Quello che é avvenuto a Glasgow dopo la sconfitta della Scozia da parte dell'Italia in una partita decisiva per l'ammissione alla fase finale del campionato d'Europa ha lasciato i telespettatori italiani letteralmente di sasso. Non c'era malinconia e tanto meno rabbia per il mancato raggiungimento dell'obiettivo ma al contrario aria di festa con applausi e canti a squarciagola. Si é vissuto novanta minuti appassionanti, poi é andata come é andata, ma lo scopo era quello di divertirsi in ogni caso a prescindere dal risultato finale. Ecco, quando si acquisirá una mentalitá del genere anche in Italia , allora i problemi che fino ad oggi hanno angustiato il nostro calcio spariranno d'incanto. Scindere la partita dalla vita quotidiana non é facile ed é proprio per questo che il calcio riflette quelle che sono le problematiche di tutti i giorni a cominciare dalla violenza della quale é intrisa la nostra societá. E' difficile pensare al calcio come a qualcosa di avulso da quello che gli sta intorno ; eppure bisogna provarci , pena il dover vedere gli stadi sempre più vuoti e trasformati da luoghi di letizia a luoghi di sofferenza così come sono oggi e in ultima analisi il dover osservare la morte lenta ma inesorabile del fenomeno calcio. (Giovanni Razzauti)
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