Livorno – Va al Napoli la copertina della quarta giornata del campionato di Serie A. Un turno, detto per inciso, caratterizzato da 27 gol, tre vittorie casalinghe, tre pareggi, quattro successi esterni, espulsioni a tempo scaduto, qualche polemica, ma per fortuna anche da tanto spettacolo.

In questo weekend il Napoli ha liquidato il Milan a San Siro nel posticipo della domenica, dando una grande prova di forza, anche perché il Milan non ha affatto demeritato. Ma assieme al Napoli va evidenziata la Roma. Pure la squadra di Garcia, infatti, non scherza. I giallorossi avevano già fatto vedere di che pasta sono fatti all’esordio in casa del Livorno, e poi nelle altre due gare con Verona e Parma, ma vincere un derby è sempre un’impresa. Ieri sera la Roma ha superato in scioltezza la Lazio grazie a Balzaretti e Ljajic, esorcizzando così le ripetute sconfitte rimediate negli ultimi match con i cugini biancoazzurri. Mentre la squadra di Benitez, dopo aver battuto in Champions league i vicecampioni d’Europa del Borussia Dortmund al San Paolo, si è sbarazzata del Milan con reti di Britos e di Higuain, alle quali i rossoneri hanno replicato con Balotelli, che però si era in precedenza fatto parare un rigore da Reina. E’ la prima volta, da quando è professionista, che Balotelli non trasforma un penalty. E ancora lui, croce e delizia del Milan, dopo il triplice fischio si è fatto espellere per proteste, facendo andare su tutte le furie Allegri.

Se Napoli e Roma sono a punteggio pieno, un terzetto formato da Inter, Fiorentina e Juventus, non troppo a sorpresa, segue a due punti di distanza. Parlando di queste tre squadre, è impossibile non partire dal roboante successo esterno interista messo a segno nel match domenicale dell’ora di pranzo. Risultati così se ne registrano uno ogni decennio. Neppure l’Inter, che è l’unica squadra ad aver sempre giocato in Serie A, non aveva mai vinto con un punteggio del genere, tanto più in trasferta. E nel caso specifico, nel sette a zero rifilato al Sassuolo, è difficile stabilire dove iniziano i meriti dei nerazzurri e dove i demeriti dei verdeneri. Nel Sassuolo la debacle ha lasciato strascichi polemici e un allenatore, Di Francesco, che sembra ormai avere le ore contate. Nell’Inter, invece, il trionfo ha dato la certezza che, anche se molti uomini sono gli stessi, questa è un’altra squadra rispetto a quella che fu di Stramaccioni. Il merito è in larga misura di Mazzarri. Ma il patron neroazzurro, Moratti, a fine gara ha avuto parole di elogio per tutti, non solo per il tecnico. E si è rallegrato per Milito, autore di una doppietta, tornato al gol dopo il brutto infortunio. Moratti ha seguito la squadra a Reggio Emilia in quella che, assai probabilmente, è stata la sua ultima partita da presidente. In settimana, infatti, dovrebbe cedere il club all’indonesiano Thohir. Non è esagerato dire che la squadra ha voluto prima vincere e poi stravincere anche per salutare nel migliore colui che ne è stato presidente per ben diciotto anni, riportandola allo scudetto con Morinho e ai fasti internazionali.

Con due reti di Llorente, la Juventus ha steso il Verona Hellas, che pure era passato in vantaggio con Cacciatore. La squadra di Conte non molla e anche ieri l’ha mostrato. Il Verona, da parte sua, si è confermata un’equipe quadrata e tutt’altro che sprovveduta. Meno brillante della Juve, ma più pratica, è apparsa invece la Fiorentina. Seppure in emergenza, infatti, la formazione di Montella ha dimostrato di essere più concreta e forse anche più cinica rispetto all’anno scorso. I tre punti conquistati sul campo dell’Atalanta, compagine tutt’altro che abbordabile, hanno messo la squadra viola nel novero di quelle che possono lottare per il vertice. E difficilmente, adesso, la Fiorentina scenderà dalla giostra.

Sotto Fiorentina e Juventus, il grande gruppo. In sette punti sono raggruppate le altre quindici squadre. Ma Livorno e Torino, che aprono la bagarre, possono essere definite delle sorprese. Il Torino ha espugnato il campo del Bologna per due a uno mostrando solidità e carattere. Il Livorno è invece uscito indenne, pareggio a reti inviolate, a Marassi contro il Genoa. E l’autorevolezza mostrata dalla squadra di Nicola sorprende veramente. Due vittorie di cui una schiacciante sul campo del Sassuolo, un pareggio e una sconfitta interna con la Roma, sono un bottino decisamente felice per una neopromossa che, alla vigilia, veniva accreditata come la squadra maggiormente indiziata ad essere il fanalino di coda del torneo. Ma nel calcio, si sa, sono molti coloro che sentenziano senza conoscere bene le realtà. Veleggiare subito dopo le big in coppia con il Torino a quota 7, dopo aver in precedenza ottenuto anche una limpida vittoria sul Catania all’Ardenza, infonde sicurezza e moderato ottimismo all’ambiente che sta attorno alla squadra amaranto.

Il gruppone prosegue con Lazio e Verona Hellas a 6 punti, Cagliari a 5, Milan con Udinese, Genoa e Chievo Verona a quota 4, Atalanta 3, Bologna con Sampdoria e Parma a 2 punti, Catania 1 e Sassuolo mesto fanalino di coda ancora fermo a 0. In esso, dunque, ci sono anche due big, destinate a venir fuori, Lazio e Milan, viste da molti come le delusioni di questo primo scorcio di stagione. Di entrambe abbiamo già parlato. Mentre non abbiamo ancora parlato, quanto in relazione all’ultimo turno, di Catania e Parma, che ieri, al catanese stadio Cibali, si sono incontrate in un match è risultato essere lo specchio più fedele di questo scialbo avvio di stagione di entrambe le compagini. Qualche rilievo è stato mosso a Donadoni per aver sostituito Cassano con Palladino, ma l’ex allenatore del Livorno e della Nazionale italiana ha obiettato che lui i giocatori li mette o li toglie dal campo per il bene della squadra, senza preoccuparsi del nome che hanno. Per quanto riguarda le altre, infine, il Chievo battendo l’Udinese ha ottenuto il primo successo della gestione Sannino, mentre la Sampdoria in extremis ha raggiunto il pareggio a Trieste contro il Cagliari, una squadra che, non potendo disporre del proprio impianto a Cagliari, gioca di fatto, ormai da oltre un anno, praticamente sempre in trasferta. Viene da chiedersi, a questo proposito, che senso ha che una squadra, per di più con sede in un’isola, debba giocare lontano da casa, quindi nel caso specifico fuori dalla Sardegna, tutte le 38 gare previste dal campionato. Possibile che entrambi gli stadi di Cagliari, sia il sant’Elia che la Is Arenas, siano così inadeguati o poco sicuri?

 

 

Sezione: Altro Calcio / Data: Lun 23 settembre 2013 alle 11:48
Autore: Marco Ceccarini
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