Livorno – Lo ha abbracciato a lungo, con affetto per i 27 chilometri del percorso cittadino. Wouter sembrava essere ancora con loro, con le migliaia di tifosi che lo hanno festeggiato dall’ingresso a nord, da Stagno, fino a porta Fiorentina, lungo i viali, poi verso Ardenza e sulla vecchia salita fino alla piazza del Santuario di Montenero, dove le campane hanno accolto i corridori e ancora sui ripidi tornanti verso la sommità del Castellaccio a 288 metri sotto lo striscione del gran premio della Montagna e poi giù sulla discesa verso Quercianella, sul tortuoso Romito, il lungomare inondato di luce, di calore e di colori, fino all’arrivo dove ha sfilato in testa al gruppo la squadra del giovane belga e dove l’applauso è continuato caloroso, costante, deciso, commovente, raccolto da Quarto dei Mille, fino a Massa Carrara, a Sarzana, lungo i viali a mare della Versilia, in una ideale staffetta di solidarietà. Poi il “silenzio” (a Quarto c’era la banda dei bersaglieri) sul palco delle premiazioni, suonato dal trombettere dell’Accademia Navale, davanti alla squadra schierata ancora una volta e con a fianco le autorità (sindaco Alessandro Cosimi, presidente della Provincia Giorgio Kutufà, conandante dell’Accademia Navale Pierluigi Rosati, assessori allo sport Fausto Bonsignori e Claudio Ritorni, Fabio Canaccini, presidente del comitato organizzatore).
E ancora una volta Livorno ha stupito e commosso. Ha commosso i corridori all’arrivo, giovani, esili, fasciati nelle loro magliette tappezzate di reclame, supersponsorizzati, ,ma ancora un po’ bambini di fronte a una tragedia che non riescono ancora capire perché erano lì a scherzare fianco a fianco con Wouter fino a poche ore prima. Ha commosso gli organizzatori, gli uomini al seguito del Giro, i commentatori, il direttore generale. Per la sua solidarietà avvolgente e totale senza strafare ma facendo sentire il calore sincero della città ai personaggi della corsa nel ricordare il giovane belga come se fosse ancora a pedare con loro. “Grazie per questo gesto che avete voluto riservare al Giro”, ha detto lo speaker della corsa. Sulla strade della collina lui era ovunque. Tra due ali di folla composta, ma plaudente è apparso lo striscione “Montenero saluta il Giro”, poi tanti “108”, il numero di Wouter, una grande scritta in inglese “condoglianze alla moglie a alla famiglia”, e ancora “una dolce carezza a Wouter”, poi “sei sempre con noi” sulle salite. E’ stato lui il protagonista e il vincitore morale della tappa. Una tappa che ha fatto riscoprire i valori della generosità e della partecipazione per lo sport del ciclismo e l’affetto per quel giovane figliolo venuto da lontano, che ha lasciato quella giovane moglie con una bambina in grembo. Quella morte ha colpito la folla livornese, che è accorsa ugualmente a fare onore e festa al Giro (ventimila in collina, cinquantamila e forse più sull’intero percorso) proprio nel momento in cui aveva bisogno di sentirsi intorno il calore di tanti tifosi. Livorno, che lo attendeva da trenta anni, ha saputo dargli anche questo omaggio affettuoso e sincero. E la carovana giunta dal nord con i suoi variopinti automezzi pubblicitari, le motociclette, i gadgets, le girls, organizzazione perfetta e efficiente, lo ha accettato con sollievo e con riconoscenza. In Accademia, dopo l’arrivo, davanti al brigantino, che si stagliava in cielo al calar del sole e il modellino della nave scuola “Amerigo Vespucci”, è avvenuta la consegna della prima maglia rosa, appartenuta, ottanta anni or sono, a Learco Guerra al britannico David Millar l’attuale maglia rosa. Doveva essere una festa, ma lo è stata lo stesso per la compostezza e il significato: ricordare l’esempio e la statura morale di due grandi campioni del ciclismo. Carlo, nipote di Learco Guerra, ricordando che proprio Learco voleva donare la sua maglia al Giro d’Italia, ha voluto accanto a sé, Andrea Bartali, figlio di Gino, “perché così avrebbe voluto mio nonno”. Ecco allora allineati insieme il vecchio e il nuovo ciclismo. Millar ha indossato con imbarazzo e timidezza quella maglia rosa così storica e così importante con due enormi taschi sul petto. Poco prima aveva ricordato come la tappa fosse stata difficile dopo quanto era accaduto e come anche quelle future saranno impegnative. Si sono anche celebrati i 130 anni dell’Accademia Navale e gli 80 anni dal varo della nave scuola “Amerigo Vespucci”. “L’Accademia Navale – ha detto il comandante Pierluigi Rosati – va a braccetto con la città. In questo 150° anniversario dell’Unità d’Italia riecheggia spesso e volentieri tra tutti il motto che sta dietro di noi sulla facciata della torre dell’orologio: Patria e Onore. Le maiuscole hanno un preciso significato. In questa giornata ho visto sventolare tante bandiere tricolori e cartelli che salutano come fosse in vita il fratello scomparso. Al termine di questa tappa vogliamo unire nel ricordo Learco e Wouter”. “Grazie per questo gesto che avete voluto riservare al Giro d’Italia”. Ha risposto commosso il direttore del Giro, Angelo Zomegnan.
Domani il Giro ripartirà da Piombino. Il via da Piazza Bovio, un tratto di 19 chilometri di strada bianca sterrata negli ultimi quaranta e arrivo in salita a Orvieto dopo 191 chilometri.
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