Livorno – Uno dei migliori centrocampisti ammirati a Livorno intorno alla metà degli anni Novanta è stato senz’altro Stefano Civeriati. Trequartista moderno, dotato di tecnica sopraffina, è entrato sin da subito nel cuore dei tifosi amaranto che dal 1994 al 1996 ne hanno potuto apprezzare gol e assist caratterizzati però da una buona dose di sfortuna con un grave infortunio al ginocchio che ha messo anzitempo fine alla sua carriera calcistica.
Stefano, i tuoi ricordi degli anni passati a Livorno dove purtroppo a farla da padrona è stata la sfortuna.
“Livorno mi ha lasciato dentro ricordi indelebili. Arrivavo dalla serie B e nello specifico da Vicenza con grandi aspettative. Purtroppo ero appena stato operato ad un ginocchio e quindi non ero più il Civeriati dei tempi migliori però riuscimmo nonostante tutto a toglierci delle soddisfazioni. Tra l’altro mio figlio è nato a Livorno, quindi…”.
Nel primo anno sprazzi di immenso Civeriati (doppietta al Sandonà e tripletta al Baracca Lugo, ndr) poi però la sconfitta di Castel di Sangro...
“Eravamo partiti bene con grandi aspettative. In campionato, a parte qualche passaggio a vuoto, riuscimmo comunque a centrare i play-off. Quando eravamo convinti di poter centrare la promozione arrivò il patatrac di Castel di Sangro che mise fine al nostro sogno. Purtroppo il calcio è anche questo”.
L’anno successivo, 1995-96, il Livorno parte alla grande con tre vittorie consecutive e Civeriati gran protagonista. Poi come un fulmine a ciel sereno arriva l’infortunio di Fermo che mette fine, di fatto, alla tua carriera calcistica.
“Ecco il vero rammarico della mia esperienza a Livorno è stato proprio quello. Il secondo anno stavo bene mi sentivo temprato e motivato ma a Fermo mi ruppi per la seconda volta in tre anni il ginocchio. Con la rottura del ginocchio è arrivata anche la fine della mia carriera. Ho provato per qualche mese a riprendere a giocare ma ben presto ho capito che la soluzione più logica sarebbe stata quella di appendere le scarpe al chiodo e così è stato”.
Segui ancora il Livorno e speri di tornare un giorno, anche se in altre vesti, per regalare gioie al popolo amaranto?
“Assolutamente si. A Livorno come detto è nato mio figlio, ho ancora tantissimi amici quindi lo seguo sempre con interesse. Tornare? Chissà nella vita mai dire mai sicuramente mi farebbe tantissimo piacere”.
Hai ancora rapporti con gli ex compagni e senti qualcuno di loro.
“Sento spesso Enio Bonaldi, Andrea Bagnoli, Fabrizio Boccafogli e molto spesso Christian Scalzo”.
Che cosa fa oggi Stefano Civeriati? Sappiamo che sei rimasto nel mondo del calcio, nello specifico oggi all’Alessandria. E le tue ambizioni future?
“Sono responsabile dell’area tecnica dell’Alessandria. Abbiamo una proprietà ambiziosa che vorrebbe riportare i grigi ai fasti di un tempo ed infatti abbiamo centrato subito la promozione in serie D, abbiamo vinto la Coppa Italia regionale e siamo usciti in semifinale in quella nazionale. Stiamo lavorando per porre le basi per una risalita verso il calcio che conta”.
Ai tuoi tempi gli spalti del Picchi erano gremitissimi. Oggi calo netto delle presenze. Quali secondo te i motivi. Specchio dei tempi o qualcos’altro?
“Il calcio è senz’altro cambiato però sono convinto che le grandi piazze, Livorno come Alessandria per blasone e importanza, dopo grandi cadute ricostruire diventa difficile. La miglior risposta però deve darla il campo. Con le vittorie sul campo sono convinto che anche i gradoni del Picchi torneranno a popolarsi. Ricordo ancora ventimila persone allo stadio ai miei tempi, da brividi. Voglio ringraziarti personalmente per l’intervista e mandare un grandissimo abbraccio e in bocca al lupo a tutta la Livorno calcistica in particolare ai suoi tifosi”.
Autore: Gabriele Favilli / Twitter: @amarantanews
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