Livorno – Uno dei punti comuni di due degli ultimi successi delle giovanili azzurre è la presenza nello staff tecnico di un membro livornese. Si tratta di Francesco Donzella, match analyst che lavora in Federazione dal 2021 e che è riuscito nell’impresa più difficile nello sport, ovvero ripetersi nella vittoria. Così dopo il primo successo nell’Europeo under19 del 2023, arrivato grazie al gol di Kayode in finale contro il Portogallo, quest’anno Donzella ha fatto parte della spedizione azzurra in Estonia per l’Europeo under17. I ragazzi, guidati da mister Daniele Franceschini, hanno vinto il titolo battendo in finale il Belgio ai calci di rigore.
Folta la presenza di giovani calciatori provenienti da società toscane, in particolare Empoli e Fiorentina. Perillo, autore del gol decisivo, il capitano Biondini e Landi vestono la maglia azzurra anche nel club, mentre Croci, attaccante classe 2010, gioca a Firenze. Dopo una infanzia da tifoso amaranto Donzella ha intrapreso la carriera come collaboratore tecnico, in passato ha lavorato, tra le altre, con Fiorentina Under18 e Genoa e quest’anno oltre alle giovanili azzurre ha allenato anche nella Scuola Calcio del Livorno, categoria under13. In Nazionale il suo percorso proseguirà all’interno del settore giovanile, mentre con l’amaranto la speranza è che la società decida di confermare l’attuale staff tecnico delle Giovanili e della Scuola Calcio, professionisti che hanno ottenuto ottimi risultati anche a livello nazionale.
Tre anni fa eri al seguito di Mister Alberto Bollini con la Nazionale Under19, come sei arrivato quest’anno a partecipare all’Europeo U17?
“In realtà anche un po’ per caso, nel senso che io quest’anno ero con l'under20, ma a novembre, dopo i Mondiali che si sono tenuti in Cile, mi si è presentata l’occasione di lavorare in modo regolare con l’U17 che si era appena qualificata per la fase finale dell’Europeo.”
Con quali aspettative siete partiti? Da questo punto di vista ci sono differenze tra le due vittorie?
“Entrambe le squadre all’inizio non partivano con i favori del pronostico, soprattutto rispetto ad altre squadre molto accreditate, la Spagna per esempio. Detto questo le qualità umane e tecniche c’erano in entrambi gruppi, ma è stata una cosa che si è svelata piano piano. Io personalmente nel 2023 era la prima volta che arrivavo anche in fondo ad un Europeo, quindi non sapevo bene cosa aspettarmi. Questa volta, con maggiore esperienza già all’inizio non ero scettico in assoluto, avevo la speranza di andare avanti, ma vedevo che il lavoro da fare era tanto, per fortuna ci siamo riusciti.”
Giunto alla vittoria le tue emozioni sono cambiate in questi tre anni?
“La prima volta non sapevo cosa mi aspettava era tutto nuovo anche per me. Mentre stavolta, a livello di gestione mia personale, dell'attenzione, oppure di cosa fare, dei lavori soprattutto, sono stato più ordinato e sicuramente ho gestito meglio le varie situazioni. A livello emotivo l’altra volta è stato un vero scossone, questa volta è stata un tipo di gioia totalmente nuova e me ne sono accorto anche guardando i miei colleghi che erano alla prima vittoria. Il mio pensiero è stato: non è scontato vincerne uno nella vita, figurati due. Che bello esserci tornati!”
Il lavoro quotidiano è diverso con ragazzi di 17 o 19 anni? due anni fanno la differenza?
“Le differenze nel lavoro mio personale sono relative, io come match analyst mi interfaccio a loro soprattutto tramite i video, anche se ovviamente sono a disposizione anche per consigli o aiuti. Detto ciò due anni di età fanno una certa differenza. A 19 anni ti ascoltano, ma già sono più indipendenti rispetto ai consigli dello staff. Più sono grandi, più sono in grado di gestire le situazioni in campo, per maggiore esperienza banalmente. I ragazzi di 17 anni al massimo giocano in under17, qualcuno in Primavera, invece quando iniziano a giocare nelle prime squadre diventano un po' più calciatori e imparano anche a gestirsi in maniera più autonoma.”
Spesso si dice che vincere ai calci di rigore si ancora più bello, ma quanto è vero nella realtà?
“Premesso che vincere è sempre bello. Con i rigori tutto dipende dai ragazzi, perché quando sei in partita come staff hai anche solo l'illusione di poter dare qualcosa per aiutarli, arrivati a quel punto invece te puoi solo affidarti a loro. Quindi ti metti a bordo campo e si crea una specie di unione particolare tra chi è in panchina in quel momento. Da questo di vista è molto bello vincere ai rigori, ma ciò non toglie che sia anche una grande sofferenza: noi ci siamo arrivati sia in semifinale che in finale ed è stata tosta a livello di cuore.”
Per il futuro quale sarà il tuo prossimo impegno con le Nazionali giovanili?
“A me piacerebbe poter continuare questo percorso, soprattutto in questo caso che siamo riusciti a vincere, ma ovviamente non sono io a mettere l’ultima parola. La mia speranza però è quella di poter essere presente a novembre ai Mondiali U17 che si terranno in Qatar. A questa competizione ti qualifichi già a marzo e a differenza degli Europei partecipano 48 squadre. Noi saremo nel Girone E con Giamaica, Costa d'Avorio e Uzbekistan.”
Le aspettative restano quelle degli Europei? Che avversari troverete?
“Per capire la difficoltà del Mondiale ti dico che il Portogallo, campione in carica, quest’anno non è riuscito nemmeno a qualificarsi. Tra le più forti ci saranno Argentina, Brasile, Spagna, Francia e Belgio, ma noi vogliamo provare a confermarci anche davanti a squadre forti e attrezzate come queste".
Autore: Andrea Mercurio / Twitter: @amarantanews
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