Livorno - Una “provinciale”. Così viene chiamato il Livorno dai media, con un termine antipatico e denigratorio, scolpito sulla pelle, come un tatuaggio imperituro, destinato a non svanire mai. Lo dimostra la Fiorentina che, nonostante lotti nelle parti alte della classifica, nonostante sia l’unica squadra italiana a punteggio pieno in Europa, non riesce a staccarsi questa “scomoda” etichetta. Al massimo la chiamano “provinciale di lusso”. Ma sempre squadra di provincia, per molti, anche la Viola rimane.
Ma dopotutto, vien da chiedersi, è davvero così negativo l’essere provinciali? Forse, è vero, il Livorno non è fra le grandi. Nessuno ne parla dalla mattina alla sera in televisione, non è sulle prime pagine dei quotidiani, e la maggior parte delle persone che seguono il calcio, se non tifosi amaranto, non conosce bene i nomi dei suoi giocatori. Ma in fondo, fino a pochi anni fa, il Livorno navigava per acque sconosciute. Acque che magari, fra qualche anno, tornerà a solcare. Cosicché il solo fatto di giocare contro squadre come il Milan, l’Inter e la Juventus, ieri come oggi, deve riempire la tifoseria d’orgoglio.
Proprio la Juve di Conte sarà la prossima avversaria dei ragazzi di Nicola, che cercheranno di dar tutto per compiere il miracolo. La città di Livorno si fermerà, in qualche modo, domenica 24 novembre, data cerchiata sul calendario da settimane, per incitare i propri beniamini fino alla fine. Perché quella che per la Juve può essere una sfida come tante, per il Livorno apparirà come “la sfida”, la partita tanto attesa, quella in cui dei ragazzi normali, dei giocatori nella norma, vorranno dimostrare che possono giocarsela con tutti.
Il Picchi è già esaurito da giorni. Tutti vogliono vedere all’opera i campioni d’Italia, che a una fuggevole occhiata sembrano apparire come un tesoro perfetto, una gemma preziosa inscalfibile. Il che non significa che non possa essere in realtà scalfita. E il bello, forse, è proprio questo. Ogni squadra, anche una “grande”, è un avversario da battere. Ogni tre punti, sarà il dovere svolto. Ogni sconfitta, punti persi. Questo vale anche per le squadre sulla carta meno forti, per le società meno importanti, e per una “provinciale” ogni sfida è una festa, ogni sconfitta qualcosa da cui rialzarsi, ogni tre punti un preziosissimo tesoro. Un tesoro da custodire, ed a fine anno, chi fra le squadre minori avrà raccolto più monete, avrà l’opportunità di riprovare a giocarsela con le grandi.
Magari togliendosi qualche soddisfazione ogni tanto, arrivando come fece il Livorno nel 2006-07 a giocarsi l’Europa, il calcio è bello anche per le formazioni che stanno dalla parte destra della classifica. Niente da dimostrare, tutto da mostrare. Vedere i ragazzi più talentuosi andarsene nei grandi club, ma sapere che nel loro cuore avranno un Santuario per la squadra che li ha lanciati, è anch’essa una soddisfazione. Così come è bello essere orgogliosi di loro se magari arrivano a vestire la maglia della Nazionale. E commuoversi se, una volta arrivati, sorprendendo tutti, ricordano il Livorno come la squadra più bella del mondo. E’ già accaduto. Accadrà ancora.
Non è il nome ne’ il palmares a far grande una squadra, ma gli uomini che ne sposano la causa. Il Livorno non fa eccezione. Anzi, in questo il Livorno è un esempio. Tremare ancora per una partita, emozionarsi leggendo i nomi degli eroi amaranto sui maxischermi di stadi come San Siro o l’Olimpico, o lo Juve Stadium quando accadrà, è il bello di cui possono godere i tifosi del Livorno oggi. Veder i propri beniamini calcare i terreni più prestigiosi d’Italia, perdere la voce, urlare, cantare, incitare, esultare, è la vera soddifazione per ogni sostenitore di una squadra che punta alla salvezza. Questo, in definitiva, vuol dire essere “provinciali”. Credere ancora nei valori, avere ancora la forza di emozionarsi per le piccole cose che poi, alla fine, sono grandi!
Autore: Nicola Marra / Twitter: @marra_nicola
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