Livorno – Il caso di Lenny Bottai, campione italiano dei superwelter e detentore della corona internazionale Ibf, che ha minacciato di smettere con la boxe per colpa della crisi, dei soldi che non ci sono, degli sponsor che mancano, è solo l’ultimo, in ordine temporale, dei tanti casi che affliggono la città di Livorno, sempre ad altissimi livelli quando si tratta di gettare il cuore oltre l’ostacolo, ma fragile e inadeguata quando occorre valorizzare ed aiutare chi alla città, con i suoi invidiabili risultati, quotidianamente dà lustro.
Di esempi, oltre a quello del pugile Bottai, se ne potrebbero fare a josa. Il numero uno del fioretto mondiale, Andrea Cassarà, bresciano di nascita ma livornese d’adozione dopo che ha scelto Livorno, culla della scherma mondiale, per farsi seguire dal maestro Marco Vannini, sta meditando di tornarsene da dove è venuto, ossia al circolo dei Carabinieri di Roma, visto che l’Accademia della Scherma, il club di Vannini, non ha una palestra dove poter far lavorare i suoi atleti, dopo che gli è stato precluso l’uso dello spazio inizialmente concessogli dentro il Modì Forum.
E come dimenticare Michele Borghetti, primo in italiano in assoluto ad essersi aggiudicato, lo scorso anno, il titolo di campione del mondo di dama inglese, al termine di un’avvincente quanto durissima finale contro il russo naturalizzato americano Alex Moiseyev? Per un avvenimento del genere, che si svolto a Montenero e che è stato seguito dai media specializzati di mezzo mondo, il Comune di Livorno, che dapprima aveva snobbato l’evento, ha dovuto in seguito “riparare” con una festa, voluta dal sindaco Alessandro Cosimi in persona, che è servita al comitato organizzatore per rientrare con le alte spese sostenute. In vista del prossimo anno, quando Borghetti difenderà il titolo mondiale sempre a Livorno, c’è da augurarsi che Palazzo Civico sia presente fin da subito. Anzi, a tal proposito sarebbe importante che la “macchina comunale”, indipendentemente da chi sarà il nuovo sindaco, prendesse fin da ora un impegno in tal senso.
Come si vede, dunque, casi di sofferenza, nel mondo del cosiddetto “sport minore”, che poi minore in quanto a risultati non è affatto, ce ne sono moltissimi. Tennis tavolo, pallavolo, basket e calcio dilettantistico, rugby, nuoto, atletica leggera e tiro a segno, podismo e chi più ne ha più ne metta, sono tutte discipline che, salvo rari casi, offrono straordinari ed incredibili risultati, pur a fronte di una non adeguata valorizzazione e scarsissimo concreto sostegno.
A parere di chi scrive, al fine di mantenere in vita questa grande tradizione che rende unica Livorno, l’amministrazione comunale dovrebbe favorire, nel concreto, azioni di sostegno, logistico e finanziario, a favore di quegli atleti e quelle società che, se dilettantistiche, recano un qualche lustro alla città dei Quattro mori. Il tutto senza dimenticare, sia chiaro, che avendo le discipline sportive un valore legato alla salute e al benessere, alla civiltà di una comunità, il Comune dovrebbe al contempo prevedere azioni di sostegno anche a favore di quelle associazioni e di quegli enti di promozione che, ad esempio, svolgono attività per l’infanzia, l’adolescenza, gli anziani ed i disabili. Solo in questo modo, secondo il sottoscritto, si può far crescere il livello sociale e civile della città, offrendo al contempo un aiuto concreto a chi, se dilettante, ottiene quei risultati che mantengono in vita, alimentandola a suon di medaglie, la grande tradizione sportiva che, da sempre, fa brillare la città di Livorno.
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