Livorno - Vedere Alessandro Diamanti vestire l'azzurro, nell'ultima amichevole della Nazionale italiana, è stato un momento di orgoglio e di rimpianto allo stesso tempo. Orgoglio, perchè è stato il Livorno, ad aver "sdoganato" il talento pratese dall'anonimato, ed averlo portato a giocare su campi ben più importanti di quelli a cui era abituato fino ad allora. Rimpianto, perchè era uno dei componenti fondamentali del famoso "trio delle meraviglie" che tanti annunci ha avuto l'anno passato e mai ha avuto spazio nel campionato per le note vicende di mercato. Il Livorno, l'anno scorso, si è presentato ai nastri di partenza forte di due fantasisti, lui e Candreva, che poche squadre potevano annoverare tra le proprie fila, ed è arrivato al traguardo di fine stagione, con una squadra più debole e retrocessa in Serie B. La storia con i se e con i ma non si fa, è vero ... ma è innegabile se non fosse stato per ragioni di cassa, il campionato sarebbe stato senz'altro diverso (senza cosiderare poi l'abile guida, anche se in corso d'opera, di mago Merlino Serse Cosmi, avrebbe potuto imprimere). La squadra pertanto si trova in B, ma con un bilancio solido. In questi giorni, invece, stiamo assistendo al dramma sportivo del glorioso Bologna, con una società in arretrato nei pagamenti Irpef e degli stipendi dei calciatori. Anche qui un sottile "fil rouge" lega le due società, non fosse altro che Diamanti non fu preso dalla società felsinea prima di approdare in amaranto, e le insistenti voci di Spinelli come possibile compratore del pacchetto di maggioranza dagli ex soci Menarini. Si può ripetere, anche in questo caso la storia con i se e con i ma non si fa... Nel vedere, quindi il bicchiere mezzo pieno, spero che il presidente limiti i suoi sbalzi umorali a seguito di risultati negativi, e continui nella strada del rinnovamento e del consolidamento che in questi anni hanno portato delle buone soddisfazioni.
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