Livorno – Senso del gol, potenza e grinta da vendere. Questo è Alberto Francesconi, centravanti di professione, in amaranto nel biennio dal 1991 al 1993, capace di mettere a segno ben 20 reti e di conquistare due promozioni portando il Livorno dall’Eccellenza alla Serie C2.
Alberto Francesconi, due stagioni in amaranto ricche di gol… I tuoi ricordi di quei due anni?
“Sono state due stagioni stupende e penso le più belle che ricordo. Arrivai dalla Seconda Categoria, dalla squadra del Cicognini di Prato che tra l’altro non esiste più, catapultato in una realtà incredibile con Papadopulo allenatore e al fianco di grandi giocatori come Salvi, Nannipieri e Navone. Ricordo che dopo il fallimento venni aggregato alla prima squadra e partii alla volta del ritiro di Pomarance. Una grande mano me la dette Fulvio Navone, per me un idolo conosciuto nelle figurine, che mi dava indicazioni su come muovermi e come stare in campo. Dimostrai sin dalla prima partita carattere e voglia di fare, infatti divenni il capocannoniere”.
Dopo Livorno la tua carriera è proseguita con tante maglie importanti e prestigiose tra le quali Spezia, Pontedera, Pisa, città nelle quali hai lasciato un ottimo ricordo.
“In effetti ho vestito diverse maglie, però sempre nelle zone limitrofe. Un mio limite forse è stato quello di non volermi allontanare troppo da casa e di voler rimanere anche due o più anni nella medesima squadra perdendo magari treni importanti. Però ho avuto la fortuna di vincere due campionati per due anni consecutivi come a Viareggio, Pontedera, Cappiano, Livorno e Pisa e sono riuscito ad andare d’accordo con tutti e con tutte le tifoserie dove sono ricordato benissimo, questo mi fa molto piacere”.
Un aneddoto particolare della tua esperienza in amaranto.
“Un aneddoto divertente è che l’allora allenatore Mirko Brilli mi dette il soprannome di Coriandolo (sorride) perché essendo un ragazzo molto giovane ed arrivando per di più da un collegio spesso cadevo in alcuni episodi divertenti; come arrivare un quarto d’ora dopo al campo d’allenamento, oppure dimenticarmi le scarpette la domenica o ritardare per non aver ascoltato che una strada magari era interrotta. Peccati di gioventù”.
Hai ancora contatti con qualche ex compagno di allora?
“Abbiamo una chat su Whatsapp dove ci sentiamo frequentemente. Qualche anno fa facemmo anche una cena dove qualcuno neanche lo riconobbi da quanto era cambiato (sorride)! Poi abbiamo l’ex direttore sportivo Giancarlo Capelli che ci invia sempre le sue poesie”.
Hai segnato molti gol in amaranto, ma quali sono quelli a cui sei più legato?
“Ricordo molto volentieri il gol alla Bibbienese alla seconda giornata dove il povero Gianni Massone mi descrisse come il grimaldello che riuscì a scardinare la difesa e poi ne ricordo un altro davanti a 9 mila persone dove di testa su calcio d’angolo di Salvi misi la palla all’incrocio”.
Ti chiedo se segui ancora il Livorno e come ti spieghi questo certo distacco del pubblico amaranto dalla squadra?
“Ovviamente seguo sempre il Livorno come tutte le mie ex squadre. E’ un momento in cui la squadra vivacchia in Serie C ma direi meglio così piuttosto che magari fallire ogni due o tre anni come è toccato a qualche società durante la mia carriera. Dobbiamo anche tenere conto che oggi i biglietti sono aumentati e il caro vita per le famiglie è molto alto. Ricordo che a Livorno avevamo sempre o quasi intorno alle 8 o 9 mila persone allo stadio. Inoltre all’epoca si potevano usare tamburi, fumogeni, fiaccolate… tutte cose ormai proibite che penso abbiano influito sul calo presenze allo stadio”.
Autore: Gabriele Favilli / Twitter: @amarantanews
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