Ex amaranto. Cracchiolo, la Freccia del Sud, compie settant'anni

12.09.2023 19:06 di Marco Ceccarini   vedi letture
Pietro Cracchiolo
Pietro Cracchiolo

Livorno – Ricordate Pietro Cracchiolo, la Freccia del Sud, che tante speranze suscitò quando nell’estate del ’74 arrivò nel Livorno di patron Corasco Martelli, fortemente voluto dall’allenatore Ramon Franciso Lojacono, l’asso italo-argentino che, dopo una buona carriera da calciatore soprattutto con Fiorentina e Roma, rimase in Italia ad allenare?

Cracchiolo arrivò a Livorno che aveva appena 21 anni, dopo aver incantato nel Trapani, con quella tripletta messa a segno a Siracusa, realizzata in un infuocato derby di Sicilia, che gli valse l’ingaggio del Livorno. Era veloce, molto veloce, in grado di sfruttare le indecisioni delle difese avversarie. Era una seconda punta, un laterale, longilineo, un talento che però non è riuscito ad esprimersi come si credeva e forse avrebbe potuto.

Oggi, martedì 12 settembre, Cracchiolo compie 70 anni. E’ nato a Palermo il 12 settembre 1953. Dopo aver esordito giovanissimo nel Trapani in Serie C andò a farsi le ossa in Serie D nella Leonzio Lentini, da cui rientrò a Trapani, dove si mise in luce. Il Livorno lo prelevò per inserirlo, in vista del campionato 1974-75, in una squadra in cui c’erano, per la Serie C, fior di giocatori, da Ermanno Cristin a Paolo Garzelli, da Romoletto Graziani a Renzo Martin, da Luciano Mucci a Dondolo Mondello, da Poerio Mascella ad Ilario Torresani, nonché due giovanisssimi talenti come Mirco Brilli ed Ennio Mastalli. Eppure, ciò nonostante, vuoi perché il calcio non è una scienza esatta, vuoi per una certa mancanza di serenità all’interno dello spogliatoio prima con l’esonero di Lojacono e l’arrivo di Mauro Lessi, poi con la sostituzione anche di Lessi a favore di Aldo Puccinelli, la squadra non rispettò le aspettative giungendo addirittura tredicesima, ben lontana dal Modena promosso in B, che sulla carta doveva essere l’antagonista della fomazione amaranto.

Cracchiolo, lasciato il Livorno, andò al Cosenza e poi al Ragusa, quindi al Potenza, sempre tra Serie C e D, senza mai raggiungere le massime divisioni del calcio italiano, ma sempre rimanendo nel cuore dei tifosi amaranto, od almeno di quelli che sono di mezza età e che quell’anno riposero in lui la speranza, poi vanificata, di vedere l’Unione primeggiare in quel controverso campionato di C.