Barga - Nella sua carriera: Carrarese, Livorno e poi, di nuovo, Carrarese. Chi meglio di lui avrebbe potuto presentarci la "sua" Livorno - Carrarese? Stiamo ovviamente parlando di Fabrizio Tazzioli, tecnico nato a Barga il 26 gennaio 1961 ed allenatore del Livorno nella stagione 1999/2000, in qualità di subentrato a Pietro Carmignani dopo 9 giornate di campionato: è lui il doppio ex di questa settimana.
Reduce da una stagione che lo ha visto subentrare ad Andrea Danesi alla guida della Massese e conseguire il patentino da direttore sportivo, oggi Fabrizio Tazzioli è un professionista alla ricerca di un incarico: possiamo ancora chiamarla Mister oppure la panchina fa già parte del passato?
No, chiamatemi pure Mister: conseguire il patentino da direttore sportivo è stata un’occasione di arricchimento che ho potuto e voluto cogliere, gettando un occhio al futuro in un periodo in cui ero senza panchina, ma Fabrizio Tazzioli è e rimarrà sempre un Mister.
Mister, Livorno – Carrarese è sfida tra squadre che hanno segnato in maniera inequivocabile la prima parte della sua carriera: a Carrara arrivò il primo confronto con una panchina di terza serie; a Livorno, invece, l’approdo in una piazza “calda” ed esigente come quella amaranto, con un presidente desideroso di far bene. Cosa ricorda di quegli anni?
Sono stati anni bellissimi e importanti, che mi hanno lasciato ricordi molto intensi: quando arrivai a Carrara, provenivo da un anno a Pontedera in C2, e riuscii a lavorare molto bene, ma, paradossalmente, mi ritrovai senza panchina all’inizio della stagione 1999/2000 perché l’interesse del Livorno si concretizzò soltanto a novembre, a seguito dell’esonero di Pietro Carmignani. Credo di aver fatto un ottimo campionato con gli amaranto e sono contento di aver lavorato con Spinelli, che ritengo uno dei primi due – tre presidenti che ho avuto in carriera.
Nell’unica occasione in cui la Carrarese ha espugnato Livorno, Tazzioli era seduto sulla panchina degli azzurri e inflisse al presidente Spinelli la prima sconfitta casalinga di una lunghissima gestione: crede che scoccò in quel frangente la scintilla tra lei e il Commendatore?
Io penso di sì perché disputammo una grandissima partita sotto tutti i punti di vista: noi eravamo la squadra che aveva fatto più punti nell’arco del girone di ritorno ed il Livorno, davanti ad uno stadio esaurito, si giocava le ultime possibilità di accedere alla zona playoff. Fu, a suo modo, una partita memorabile e credo che Spinelli, in quell’occasione, abbia preso informazioni su di me.
Quanto è difficile e quanto è formativo per un allenatore giovane come era lei a quei tempi avere a che fare con un presidente esigente come quello attuale del Livorno?
Tantissimo. Spinelli era a Livorno tutti i giovedì e, nel resto della settimana, chiamava dopo ogni allenamento per sapere cosa andava e cosa non andava: era continuamente pronto a dimostrare il suo interesse nei confronti miei e della squadra. Ti dirò di più: sono sufficientemente convinto che la mia mancata riconferma non fu una sua scelta.
A guardarla da fuori, in quella stagione, due eventi impedirono l’approdo del Livorno in zona playoff: la squalifica di 10 giornate inflitta a Protti dopo il derby con il Pisa e la tragica scomparsa di Rosario Aquino. Ci fu soltanto questo o anche altro?
No, ci fu anche altro: nei minuti di recupero delle due partite contro il Modena, perdemmo ben 4 punti, anche a seguito di decisioni arbitrali poco chiare, e fummo costretti a giocare sul campo neutro di La Spezia la fondamentale partita interna contro il Cittadella. A me rimane la soddisfazione di poter dire di aver portato alle soglie della zona playoff una squadra che, sotto la precedente gestione, veleggiava nei bassifondi della classifica; non soltanto, sono convinto che quell’undici avrebbe conquistato la promozione ai playoff e di aver contribuito a formare lo “zoccolo duro” della squadra che, due anni dopo, sarebbe andata in serie B.
Veniamo alla partita di domenica. Livorno – Carrarese aprirà una settimana che vedrà le due squadre in campo per tre volte: quando è così, allenatori e giocatori tendono a fare calcoli e a risparmiarsi in vista delle prossime partite oppure scendono sempre in campo per dare il massimo?
No, tutt’altro: credo che, soprattutto in questo periodo della stagione, fare tre partite in una settimana sia salutare per i giocatori, reduci da un lungo periodo di allenamento, e sia visto con favore dagli allenatori, che hanno la possibilità di chiarirsi definitivamente le idee su alcune situazioni interne alle loro squadre.
La Carrarese è ferma a quota 0 punti ed ha già subito 5 gol in due partite ed, in settimana, è arrivato un appello del Presidente alla tifoseria affinchè mantenga la calma: che partita si aspetta da parte degli apuani?
Personalmente, mi aspetto una Carrarese molto concentrata e molto attiva, pronta a tutto pur di non confermare lo 0 in classifica dopo tre partite di campionato; l’organico degli apuani, fatta eccezione per la coppia dei centrali difensivi, è molto diverso rispetto a quello della scorsa stagione: non mancano gli elementi di qualità in attacco (Floriano, Del Nero, Tutino, Miracoli, etc), ma non mi convince lo spessore del suo centrocampo.
Foscarini, dal canto suo, è alle prese con le assenze in attacco di Cellini e Vantaggiato, ma il Livorno rimane squadra di gran lunga superiore alla Carrarese: è d’accordo?
Non sono assenze da sottovalutare anche se credo che nel Livorno qualche alternativa importante ci sia, al di là di Dell’Agnello e Bergvold: chi scenderà in campo avrà l’occasione che aspettava per mettersi in mostra.
In questa fase storica, i veri nemici della formazione amaranto sembrano essere la negatività e la rassegnazione che hanno fatto e fanno tuttora seguito alla retrocessione dello scorso anno: come è possibile uscire da questa situazione?
Non è facile perché chi retrocede in Lega Pro non sempre riesce ad adattarsi prontamente al nuovo campionato: vissi una situazione analoga, allenando il Cesena in serie C1. Se ne esce soltanto con un’unità d’intenti, che va dal presidente al magazziniere; altrimenti, è dura e non è raro trovare casi di squadre che hanno trascorso tanti anni in terza serie prima di rivedere la serie B.
Mister, noi l’abbiamo chiamata per farci raccontare la “sua” Livorno – Carrarese, ma non possiamo dimenticare che è stato lei ad aver lanciato nel grande calcio due giovani talenti come Sensi e Diawara, quando era alla guida del San Marino: quali meriti si attribuisce nella crescita di questi ragazzi?
Non particolari meriti su Sensi, che era reduce già da una stagione da titolare: avanzando il raggio della sua azione, ho provato a lavorare su quella pigrizia che, a volte, contraddistingueva il suo modo di fare. Molto diverso è il discorso per quel che riguarda Diawara, dal momento che mi fu proposto dalla società del San Marino e ne caldeggiai immediatamente il tesseramento: è un grandissimo talento, ma, soprattutto, è un elemento di umiltà e sacrificio. Ho pronosticato per lui un futuro in Premier League e credo che sia sulla buona strada.
Chiudiamo con una curiosità: l’anno scorso aveva alle sue dipendenze Samuele Stampa, esterno destro classe ’95 cresciuto nella Primavera amaranto che fu di Sergio Zanetti. A che punto è la crescita di questo giocatore?
A me piaceva molto perché è un ragazzo grintoso e interessante, soprattutto da quando è migliorato nella fase difensiva: ha corsa ed ha un’ottima predisposizione all’ascolto, cosa che per un allenatore non è assolutamente da sottovalutare. Peccato che si sia fatto male proprio nel momento in cui sarebbe stato più utile alla mia Massese.
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