Il caso Palermo

15.05.2019 22:21 di Marco Ceccarini   Vedi letture
© foto di Gabriele Di Tusa/TuttoPalermo.net
Il caso Palermo

Livorno - Premesso che chi scrive è un garantista e che lo è indipendentemente dal soggetto che entra nel mirino della giustizia, qualsiasi tipo di giustizia, compresa quella sportiva, che dunque prima di condannare qualcuno o qualcosa, a meno di situazioni eclatanti e conclamate, preferisce che si siano espressi tutti gli organi giudicanti, premesso tutto questo, secondo il sottoscritto, il caso Palermo sembra portare per l'ennesima volta alla ribalta una situazione, ormai purtroppo molto diffusa nel mondo del calcio, di estrema gravità, tale da presupporre il sistematico compimento di attività volte ad eludere i basilari principi della seria e sana gestione economica e finanziaria, cosa invece imprescindibile per un club sportivo professionistico.

Ciò detto, al di là della vicenda Palermo, club che ha il pieno diritto di difendersi in tutte le sedi che la legge consente, risulta ugualmente incomprensibile la decisione della Lega di Serie B di annullare, di propria iniziativa, i playout e dichiarare la retrocessione, oltre che del Palermo spedito all'ultimo posto dal Tribunale federale, del Carpi e del Padova, anche del Foggia, che sì era retrocesso anch'esso sul campo domenica scorsa, ma che, al netto del punto che potrebbe vedersi restituito tra qualche giorno, proprio in virtù della sanzione comminata al Palermo, potrebbe legittimamente trovarsi nella possibilità di disputare, quantomeno, lo spareggio per non retrocedere, o playout che dir si voglia. La Salernitana, inopinatamente al momento salvata, se renderanno il punto al Foggia, al contrario, si vedrà spedita in Serie C senza appello.

E' dunque pienamente condivisibile l'immediata e netta presa di posizione della Figc che ha ricordato alla Lega di B come, sulla decisione di annullare i playout, la federazione calcistica dovrà necessariamente dire la sua, invitando al contempo la medesima Lega a rimanere nei suoi ranghi, in quanto l'organizzazione dei campionati spetta sì alle leghe ma su delega federale e non in via autonoma, cosa che significa, in altri termini, che l'ultima parola sulla formula dei campionati spetta alla federazione che deve vidimare le proposte delle leghe calcistiche, che ricordiamo sono, giuridicamente, associazioni tra i club che partecipano a un dato campionato. La Figc ha inoltre ricordato come, in ogni caso, prima di decretare le retrocessioni bisogna aspettare tutti i gradi di giudizio, quantomeno quello sportivo, che sono tre.

Sono storie purtroppo vecchie. Storie in cui anche il Livorno, seppure indirettamente, è rimasto impantanato. Basti pensare, detto per inciso, al tormentone dell'estate 2016 quando, a fronte della retrocessione in serie C, nonostante la scomparsa del Lanciano, il Livorno non fu riammesso alla divisione cadetta. E basta pensare, giusto per fare un discorso generale, a quanto è accaduto lo scorso anno, con il campionato ridotto a diciannove squadre e la mancata riammissione dell'Entella contro ogni logica, per comprendere come il calcio, anche quello di Serie B, abbia bisogno di una classe dirigente più lucida e lungimirante, più rispettosa delle regole, che una volta stabilite, poi, vanno rispettate anche nel modo in cui di prassi vengono attuate, perché altrimenti si fa una grande e inutile confusione. Forse, in quest'ottica, riaffermare con decisione la supremazia della Figc sulle leghe non sarebbe male. Potrebbe servire, quantomeno, ad evitare fughe in avanti magari dettate, sul momento, da interessi di parte o quantomeno contingenti.

Egoisticamente, ed è questa la chiosa, va registrato che nel caos, direttamente od indirettamente, questa volta il Livorno non c'è. Lo splendido rush finale ha consegnato alla squadra amaranto una salvezza che, alla luce di quanto sta accadendo e potenzialmente si prospetta, risulta ancora più importante e preziosa, quantomeno per programmare con calma il prossimo anno sportivo.