Quarto tempo. Tre croci e tre gol

22.10.2020 19:19 di Emilio Guardavilla Twitter:    Vedi letture
Quarto tempo. Tre croci e tre gol

Livorno. Tre croci, tre nomi e una testa di maiale. Tre gol subiti e due fatti. In estrema sintesi, questo è quello che è successo all’Ardenza nella sesta giornata del girone di andata, la seconda in casa.

Per analizzare il simbolismo del pre-partita, ci vorrebbe un esimio semiotico o un satanista di vecchia scuola. Per tutti quelli che invece hanno alle spalle un percorso culturale meno specifico, la messa in scena è molto più intelligibile, anche grazie al supporto scritto dai toni chiari e inequivocabili. L’apparato didascalico, non lascia adito a fraintendimenti riguardo l’approccio minatorio dell’iniziativa. Se i crocifissi a latere non sono dei ladroni qualunque, quello al centro non è certo il Salvatore. Di difficile interpretazione, o forse troppo facile, anche la presenza della testa di suino a far da contorno al calvario dei tre condannati.

Riguardo alla partita, critici acculturati e tifosi sfegatati, invece, non hanno potuto far altro che applaudire una squadra encomiabile sotto tutti i punti di vista, coraggiosa ma sfortunata, che ha giocato alla pari, facendo la sua porca figura, con una squadra più quotata e attrezzata. E rischiando addirittura di vincere. Il Livorno ci ha messo anima e cuore ma non ha portato a casa neanche quel pareggio che gli sarebbe andato stretto. Sfortuna satanica e fragilità emotiva, le scusanti più avvalorate. La squadra non ha demeritato e ha dimostrato di esserci.

Si dice che uno dei crocifissi risorse. Che tutto questo teatrino sia di buon auspicio?

Livorno – Novara 2 : 3