Livorno - Quella dei British and Irish Lions è la blasonatissima e ‘storica’ selezione internazionale di rugby espressione delle quattro Federazioni delle Isole Britanniche: Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda. La realtà dei Lions si è costituita nel 1888 e in questi suoi primi 132 anni di vita ha effettuato numerosi tour nell’emisfero sud, in particolare in Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda e Argentina. Si tratta, per i protagonisti, di incontri a tutti gli effetti ufficiali: sono considerati test match le partite giocate da tutti i contendenti. Insomma, i migliori rugbisti delle Isole Britanniche hanno indossato la maglia dei Lions, che, come colori sociali annovera il bianco, il blu, il rosso ed il verde, in rappresentanza rispettivamente di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda. Il logo dei British Lions raduna i simboli delle quattro realtà britanniche. Nel 1999, a Livorno – qualche centinaia di chilometri più a sud rispetto a Londra, Edimburgo, Cardiff e Belfast… – si è posto il (gradevole) problema per i due soci fondatori di un nuovo club rugbistico di attribuire un nome significativo alla propria nuova ‘creatura’. I due soci fondatori di quel club – affiliato poi alla FIR nel 2000 – sono Mauro Fraddanni ed Emanuele Bertolini. Il primo ha fin da subito ricoperto il ruolo di presidente, mentre al secondo (tuttora allenatore della squadra under 16 e dirigente addetto agli eventi) è stata demandata la parte più squisitamente tecnica.
E’ stato Fraddanni a ‘battezzare’ la nuova società con il nome ‘Lions Amaranto’. Con ‘Lions’ si è scelto di rifarsi alle tradizioni dell’importante realtà britannica, ad una squadra tra le più note dello sport mondiale, ma soprattutto di prendere a modello un club aperto a tutti quanti (possono diventare giocatori di tale selezione atleti di ben quattro nazionali). E’, quella dei British and Irish Lions, una compagine accessibile e non chiusa a priori. Lo stesso spirito che ha animato, fin dai suoi primi vagiti, la società fondata da Fraddanni e Bertolini. Non è un caso che in questa stagione 2019/20, oltre ad una prima squadra – impegnata con buoni risultati in B – siano attive, in rappresentanza del club labronico, formazioni (di buon livello) di tutte le categorie giovanili, oltre ad una compagine Old (quella dei Rino..Cerotti), ad una formazione femminile (impegnata nel campionato amatoriale touch) e ad una squadra (quella delle Pecore Nere) composta da atleti-detenuti, che effettuano allenamenti e partite (ufficiali) all’interno dell’istituto penitenziario cittadino de ‘Le Sughere’.
Per evidenziare la livornesità del sodalizio, ad affiancare il nome Lions, si è aggiunto il termine ‘Amaranto’ (vocabolo che deriva dal greco e vuol dire “fiore che non scolorisce mai”): termine che ovviamente richiama da vicino il colore proprio della città dei Quattro Mori. Nelle prime divise indossate dai giovanissimi giocatori under 12 dei Lions – primo nucleo in senso assoluto del club – in bella mostra, nel simbolo, quattro colori distinti. Oltre all’amaranto (posizionato sulle maglie all’altezza del cuore), si trovavano il bianco (a ricordare il circolo Carli Salviano, dove tutto è nato venti anni fa), il giallo e il blu (i colori del CUS Pisa, la polisportiva nella quale a lungo Fraddanni e Bertolini hanno militato, con ruoli differenti). Da quel 1999 la società labronica è cresciuta a dismisura. Sono ora oltre 400 i tesserati del club. Evidentemente è stata giusta la scelta di richiamarsi, nella scelta del nome, ad una delle più blasonate selezioni del pianeta e ad un colore (e-o fiore…) che non scolorisce…
Autore: Gabriele Gianfaldoni / Twitter: @amarantanews
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