Sala stampa. Lucarelli: “Chi non se la sente si chiami fuori”

07.10.2018 19:22 di Luca Aprea Twitter:   articolo letto 1197 volte
Sala stampa. Lucarelli: “Chi non se la sente si chiami fuori”

Livorno – Scuro in volto e non potrebbe essere altrimenti. Cristiano Lucarelli si presenta ai microfoni deluso e arrabbiato per la terza sconfitta interna consecutiva del suo Livorno, oltretutto in un match molto sentito come quello contro lo Spezia: “Non è una questione di moduli, schemi o preparazione fisica, qui il problema è nella testa dei giocatori. In allenamento si applicano, fanno tutto bene poi in partita al fischio dell'arbitro si trasformano. Sembra quasi che si sentano inadeguati. Il guaio è che questa trasformazione negativa è più evidente quando giochiamo in casa. Quando giocavo, lo stadio importante mi motivava, a volte anche troppo. Alla squadra invece fa l'effetto opposto. Io davvero non so che fare, non me lo spiego. Anche le cose più semplici, come un passaggio al compagno a due metri di distanza, diventa un teorema. Il modo in cui abbiamo preso il terzo gol è inconcepibile. Lo dico in tutta onestà, se qualcuno non è sereno e non se la sente, si chiami fuori”.

“Io non ho mai illuso nessuno, questa squadra ha come obiettivo la salvezza. E dovrà farlo soffrendo. Le partite si possono perdere ma c'è modo e modo. Proviamo almeno a giocarcela, divertiamoci. Questo gruppo ha le qualità per salvarsi, non vedo fenomeni. Il problema è che se ne devono convincere anche loro. Lo Spezia è una buona squadra ma oggi lo abbia trasformato noi nel Real Madrid”.

Sulla formazione: “Non mi pare di aver escluso gente che ha vinto le partite da sola, e, comunque, in questo inizio di campionato tutti hanno giocato. Siamo partiti con lo stesso assetto con cui avevamo fatto bene a Venezia”.

Infine una precisazione sulla sua espulsione: “Rivendico il diritto, come allenatore, di arrabbiarmi con i miei giocatori. Mi ero irritato con l'arbitro a causa di un doppio fallo sull'azione che poi ha portato al terzo gol dello Spezia ma poi, passati 15 secondi, ho urlato solo e soltanto con i miei per il gol preso. L'arbitro era convinto che io ce l'avessi ancora con lui e mi ha cacciato. Se gli arbitri ogno volta che noi tecnici ci arrabbiamo partono col pregiudizio che ce l'abbiamo sempre con loro diventa difficile”.