Bordocampo. Piove sul bagnato

17.01.2016 21:43 di Emilio Guardavilla Twitter:   articolo letto 1110 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 Bordocampo. Piove sul bagnato

Pescara – Inizia dalla costa adriatica la nuova avventura di questo Livorno, ospite di un club che ha chiuso il 2015 alla grande e che ormai non nasconde più le proprie ambizioni. Gli amaranto ci hanno regalato  un anno solare, quello del centenario, è bene ricordarselo, nel quale trovare qualcosa di positivo è ardua impresa anche per i più cronici degli ottimisti. Gli stessi che continuano a credere in un’inversione di tendenza per un prosieguo dignitoso ed un epilogo a sorpresa. Quelli che, in  altre parole, ignari di limiti budgetari irremovibili, sperano ancora in un mercato di riparazione provvidenziale, con innesti preziosi e decisivi. In tal senso, finora, poco o niente. Tutto lascia pensare, finora, che la soluzione debba essere trovata con le risorse già acquisite. Proprio come Apollo 13 in avaria nello spazio. Prima di farlo andare alla deriva, Huston cerca di arrangiarsi con le dotazioni di bordo.

Mister Oddo, il campione del mondo con laurea in Scienze manageriali, ci attende con quattordici punti di anticipo e undici uomini col pipi ritto. Vuoi per l’età, vuoi per i pregressi personali, tutta gente motivata e pronta mettersi in mostra per un futuro migliore. Arriva lo sciagurato Livorno e la possibilità di scalare marcia e mettere la freccia è una prospettiva allettante. La corsia di sorpasso sembra sgombra da ostacoli imminenti. Lo Stadio Adriatico - Giovanni Cornacchia palesa questa consapevolezza pochi minuto dopo l’apertura dei cancelli.

Anche perché, visto che il rientro di Emerson dura circa due minuti di orologio, tutto lascia presagire una partita in discesa. Una superiorità numerica di 90’ non capita tutte le domeniche. Ma per i biancocelesti non è una passeggiata. Il Livorno riesce ad arginare gli attacchi per tutto il primo tempo e oltre. Le offensive  arrembanti, l’onda d’urto  nella zona centrale è a volte incontenibile, sono gestiti con quegli attributi che il Pres predica da agosto e in più di una circostanza gli amaranto fanno una gran paura ai padroni di casa. Dopo 10’ all’arma bianca  il 4-3-2 diventa con Jelenič un 4-4-1 compatto e ben orchestrato. Al 56° il Livorno va sull’uno a zero e nessuno grida allo scandalo. I dieci uomini di Mutti legittimano il vantaggio con un prova all’insegna della determinazione e dello spirito di sacrificio, ci abbiamo creduto tutti di tornare a casa con un risultato positivo, fino al 66°. Poi i due rigori che vanificano l’immane sforzo profuso e che sbriciolano una condizione mentale già precaria da tempo.

La sconfitta di Pescara è figlia di tre episodi in cui, è bene sottolinearlo, il signor Marco Serra di Torino non recita il ruolo di protagonista ma quello di semplice comparsa che svolge diligentemente il proprio lavoro. Tre episodi sfavorevoli di difficile disamina che lasciano una cicatrice di lunga guarigione e che ci fanno sprofondare alla zona retrocessione nella maniera più definitiva possibile. Di lavoro da fare ce n’è per tutti. Consapevoli che non può sempre piovere e che il sole, prima o poi, tornerà a splendere sulle nostre maglie, aspettiamo le prossime partite e la chiusura della finestra di mercato. A oggi, comunque, piove sul bagnato.