Tutti a casa

11.03.2020 19:00 di Luca Aprea Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
Tutti a casa

Milano – E alla fine anche il calcio si è fermato. Il DPCM del Governo del 9 marzo ha definito non solo la Lombardia ma l'intero Paese come “area protetta” o, per capirci meglio, “zona rossa”. Il decreto permesso/imposto alla Figc di poter attuare la sospensione di tutti i campionati di ogni ordine e grado. L'unica deroga, è stata concessa alle partite di Coppa ma, con tutta probabilità, avrà breve durata. L'epidemia di Coronavirus infatti proprio in queste ore ha fatto il salto di qualità e, secondo quanto comunicato dall'Organizzazione mondiale della Sanità, da epidemia è diventata una pandemia. Covid-19 non può e non deve essere un problema di Italia, Cina, Iran, Coree e Giappone. Tutto il mondo è coinvolto e deve prendere provvedimenti.

Pensare al calcio in questo momento drammatico può sembrare abbastanza grottesco ma il problema c'è e gli organi del governo del pallone (colpevole, soprattutto per quel che riguarda la Lega di Serie A, di giravolte e voltafaccia su cui poi qualcuno dovrà render conto) stanno cercando di valutare i vari scenari. Sul tavolo ci sono lo slittamento al 31 maggio dei campionati, il congelamento della classifica, la possibilità di disputare speciali playoff e playout o addirittura l'annullamento della stagione. La prima opzione è ovviamente quella che ci auspichiamo tutti, significherebbe se non la sconfitta almeno l'attenuarsi del Covid-19. L'ultima invece è uno spettro nero che incombe: sarebbe l'estrema ratio di uno scenario evidentemente ancora più drammatico. Le due soluzioni intermedie con molta probabilità scatenerebbero un vespaio di polemiche. Ma sono polemiche, che a virus debellato, affronteremmo quasi con sollievo. La prossima data chiave per il futuro del calcio italiano è il 23 marzo quando, sulla base di ciò che accadrà nei prossimi giorni, la Federcalcio valuterà il da farsi.

Anche se adesso, davvero, un pallone che rotola sembra l'ultimo dei pensieri. La speranza è che, come recitano i post-it lasciati nelle città deserte che rimbalzano sui social, “Tutto andrà bene”. Ma adesso restiamo a casa. Tutti.