La strana storia di Paulo Sergio Betanin in arte Paulinho

01.02.2019 22:26 di Carlo Grandi  articolo letto 759 volte
© foto di Federico De Luca
La strana storia di Paulo Sergio Betanin in arte Paulinho

Livorno - Ancora una volta è rimbalzata la notizia del probabile ritorno in amaranto di Paulinho, fresco di rescissione con la Cremonese. Ma l'ex bomber amaranto non è al momento che il lontanissimo parente di quello che per 3 anni ha deliziato il pubblico ardenzino,trascinandolo verso l'ultima (finora) promozione in serie A.

Da anni una lunga serie di infortuni gli impediscono di giocare con continuità, infortuni che partono dal suo periodo in Qatar, dove pure è stato croce e delizia dell'Al-Arabi,alternando periodi da vero trascinatore a lunghi infortuni.
La decisione di non tornare a vestire la maglia amaranto è quindi stata sempre frutto di una scelta consapevole del talento di Caixas Do Sul, motivata dall'impossibilità di rendere secondo le altissime aspettative della tifoseria amaranto; e mettiamoci pure anche la voglia di chiudere quella che è stata una lunga pagina finita bene, ma passata attraverso anni di vera sofferenza e con il serio rischio di non sbocciare mai. 

Pochi ricordano i primi anni di Paulinho a Livorno, gli allenamenti con la primavera senza convincere neppure lì, i prestiti fallimentari e i fischi del pubblico ai primi palloni sbagliati; si parlava di un bidone, lo si accostava ai vari Osei,Ze Rodolpho,Licka e compagnia bella, e tanti si chiedevano cosa ci facesse ancora qui questo brasiliano arrivato 5 anni fa e finora deludente.

La sua carriera è stata quella di un ragazzo catapultato troppo presto in una piazza molto difficile e esigente, ma che ha mostrato un grande carattere e una determinazione di ferro strada facendo, arrivando a conquistare quel pubblico che in passato gli aveva tributato tanti fischi. 
E soltanto la cocciutaggine di Novellino, un tecnico a cui non si può imporre niente e che a Livorno è stato ingiustamente contestato, ha permesso al Livorno di goderne a pieno, ripagando con gli interessi quel misero investimento fatto da Spinelli nel 2004. La consacrazione con Nicola e poi i 15 gol in serie A e le sirene dei grandi club la storia recente che tutti conosciamo, ma quanta fatica... e quanti errori da parte di tutti nell'esprimere giudizi affrettati senza aver visto appieno le capacità del giocatore. 

Una lezione che non sembra essere così facile da imparare in un mondo che scorre così veloce e che non concede seconde possibilità, ancor di più nel mondo del calcio, dove l'umore e l'impulsività spesso prevaricano la programmazione e la pianificazione.