Livorno – A caldo, con la notizia che ancora sta facendo il giro degli ambienti sportivi, si può tentare una prima riflessione sulla più che ventennale esperienza di Aldo Spinelli, calabrese di Genova, alla guida del Livorno calcio.
Spinelli, l'uomo che ventuno anni fa prese la società amaranto in Serie C e l'ha portata prima in A in soli quattro anni e poi in Coppa Uefa, è stato senz'altro il presidente che ha ottenuto i migliori risultati, almeno dal dopoguerra ad oggi. Ha fatto, in un certo senso, la storia del Livorno. E' colui che ha riportato Protti e ha ingaggiato Lucarelli. E che ha ingaggiato, solo per citare qualche nome in ordine sparso, pure giocatori come Balleri, Galante, Diamanti, Paulinho, Coco, allenatori come Mazzarri, Donadoni, Nicola.
Ma adesso doveva lasciare. L'ora era arrivata. La situazione, ormai, era insostenibile. Non era giusto che un uomo che ha dato così tanto a questo club, che ha fatto vedere il grande calcio a Livorno, offuscasse in modo indelebile la sua figura. Negli ultimi anni, anche per degli innegabili errori commessi nella conduzione societaria, i rapporti con gran parte della tifoseria si erano deteriorati.
Personalmente mi sarebbe piaciuto che l'uscita di scena di Spinelli, il patron, fosse avvenuta in altro modo e in un altro contesto, ma la vita è strana e bisogna accettarla. Il sottoscritto vuole ricordarlo come un non livornese che ha permesso che allo stadio d'Ardenza giocassero i più grandi campioni del calcio italiano ed internazionale, un imprenditore che, attraverso la squadra di calcio, ha dato a una città che non era la sua, Livorno appunto, assai di più di quanto questa, quantomeno sul piano delle attività economiche, gli ha reso.
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